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Lazio, stop alle chat WhatsApp tra studenti, insegnanti e professori

L'associazione nazionale presidi del Lazio ha chiesto che le chat WhatsApp genitori/insegnanti vengano regolamentate.

Lazio chat whatsapp

Viviamo oramai in un mondo sempre più connesso dove la tecnologia ha rivoluzionato diversi aspetti della nostra vita quotidiana. Uno di questi è proprio la scuola. Pensiamo anche solo alle classi virtuali, ai registri elettronici o ancora alla didattica a distanza che con l’arrivo della pandemia nel 2020 si è diffusa su larga scala.

Anche la comunicazione genitori/insegnanti è cambiata completamente grazie agli smartphone e a strumenti di messaggistica istantanea come WhatsApp. Proprio questo strumento ha permesso di eliminare il divario tra scuola, alunni e genitori a volte quasi in modo invadente. Ora dall’associazione dei presidi del Lazio è arrivata la richiesta di regolamentare questo fitto sistema di comunicazioni. Questo tipo di chat, secondo i dirigenti scolastici, dovrebbe evitato salvo casi di comprovata urgenza come ad esempio “una gita che salta all’improvviso”. 

Rusconi (presidi di Roma): “Chat WhatsApp vietate se non per questioni urgenti”

In particolare il presidente dei presidi di Roma Mario Rusconi, sentito da “Il Corriere della Sera” ha espresso un parere molto chiaro al riguardo: “Vanno evitate le chat con genitori e con studenti, se non per questioni di natura urgentissima come una gita che salta all’improvviso” e ancora: “Vorremmo bandire i gruppi WhatsApp in cui i genitori chiedono perché il figlio ha preso 7 invece di 8”. 

La stessa linea è stata tenuta anche da Giannelli, presidente dell’associazione nazionale presidi che ha sottolineato: “l’utilizzo sfrenato delle chat non porta a nulla di buono, le comunicazioni devono avere un carattere di ufficialità”. 

I presidi del Lazio chiedono di eliminare le chat Whatsapp 

L’obiettivo alla base della richiesta dei dirigenti scolastici è quello di emanare una sorta di regolamento che possa poi essere esteso su scala nazionale. Ad ogni modo non ci sarebbe nulla di obbligatorio o meglio vincolante, ma suonerebbe piuttosto come un appello affinché i genitori si facciano guidare dalle più comuni regole del buonsenso. Ciononostante – si legge da Tgcom24 – non si escluderebbe la presentazione del nuovo codice all’Aran affinché venga inserito nel contratto di lavoro nazionale.

Tale iniziativa avrebbe riscontrato pareri contrari da parte della Rete degli studenti medi che ha sottolineato che è necessario “educare alla tecnologia, non disincentivarla”. 

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