La liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, segna la conclusione di circa un mese di detenzione in Libia. Il loro fermo, avvenuto durante una missione umanitaria diretta verso Gaza, ha richiesto un’intensa attività diplomatica da parte delle istituzioni italiane e si è risolto con il rilascio anche di un terzo attivista uruguaiano con cittadinanza italiana.
La vicenda ha riacceso l’attenzione sulle condizioni operative dei convogli umanitari e sulle tensioni nell’area libica.
Liberati i due attivisti italiani della Flotilla detenuti in Libia: reazioni e contesto della missione umanitaria
La notizia della liberazione ha generato forte emozione tra familiari e attivisti. La sorella di Centrone ha dichiarato: “Io e i miei genitori siamo al settimo cielo.
Aspettiamo che Nico ci chiami e aspettiamo di poterlo riabbracciare“ e ancora: “Il fatto che domani mio fratello possa compiere gli anni in libertà è un regalo indescrivibile”. Ha inoltre ringraziato istituzioni, giornalisti e volontari, sottolineando: “Grazie, infinite, al console Filippo Colombo”.
Anche il fratello di Leonarda Alberizia, insegnante in pensione di 67 anni residente in Piemonte, ha confermato la liberazione dopo un contatto diretto con il ministro Tajani: “Confermo, ho appena avuto la chiamata dal ministro Tajani…
Sono liberi. Questo è l’importante“.
I due attivisti facevano parte della Global Sumud Convoy, missione composta da circa 250 volontari internazionali diretta verso il valico di Rafah per portare aiuti alla popolazione di Gaza. Il gruppo era stato fermato dopo il passaggio nel territorio della Libia orientale, dove una delegazione di dieci persone aveva tentato di negoziare il transito ed era stata poi arrestata dalle milizie di Haftar.
Tra le voci della missione, Sara Suriano ha affermato: “Era una missione umanitaria protetta dalla convenzione di Ginevra”, aggiungendo: “Se non ci fosse un genocidio in atto a Gaza, nessuno partirebbe e nessuno sarebbe catturato”. Anche la portavoce italiana della Flotilla, Maria Elena Delia, ha espresso sollievo: “Da 30 giorni aspettavamo questo momento. Siamo felicissimi per la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia”.
La vicenda si chiude così dopo quasi un mese di detenzione a Bengasi, tra trattative diplomatiche, pressioni internazionali e mobilitazione della società civile.
Liberati i due attivisti italiani della Flotilla detenuti in Libia: l’annuncio di Tajani
Domenico Centrone e Leonarda “Dina” Alberizia, attivisti italiani della Global Sumud Flotilla, sono stati liberati dopo circa un mese di detenzione in Libia. Con loro è stato rilasciato anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano con cittadinanza italiana. La conferma è arrivata dal ministro degli Esteri e vicepremier Antonio Tajani tramite un post su X, nel quale ha dichiarato: “Sono felice di poter annunciare la liberazione di Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, i due attivisti italiani della Flotilla, che erano detenuti da un mese in Libia. Insieme a loro è stato affidato al nostro Console a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, uruguaiano con cittadinanza italiana, che abbiamo seguito e assistito in questi giorni”.
Tajani ha attribuito il risultato a un’azione diplomatica intensa e coordinata tra Ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, sottolineando il ruolo della Farnesina e dell’intelligence: “Grazie a un intenso lavoro diplomatico, in coordinamento tra il Ministero degli Esteri e Palazzo Chigi, domani faranno finalmente rientro in Italia. Ringrazio il personale della Farnesina e la nostra intelligence per l’ottimo lavoro svolto”. Il rientro in Italia è previsto per mercoledì 24 giugno, dopo un passaggio a Tunisi e la permanenza temporanea in ambasciata.
Il fermo è avvenuto dopo che il gruppo aveva oltrepassato il confine tra Libia occidentale e Libia orientale, area controllata dalle forze del generale Khalifa Haftar, con l’accusa di ingresso illegale nel Paese. Non è ancora chiaro se siano stati liberati anche gli altri sette attivisti detenuti. Durante la detenzione a Bengasi si sono registrate criticità, tra cui rinvii dell’udienza, isolamento e accuse di maltrattamenti, mentre nei primi giorni alcuni attivisti avevano anche avviato uno sciopero della fame. Determinante anche il ruolo del console italiano a Bengasi, Filippo Andrea Colombo, che ha facilitato contatti con le famiglie e migliorato le condizioni dei detenuti.
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