> > Libero contro il Mondiale africano:"Meglio noi degli zulu".

Libero contro il Mondiale africano:"Meglio noi degli zulu".

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“L'Africa dà alla testa, meglio noi degli zulu” , questo il titolo che appariva ieri su Libero alla testa di un articolo firmato da Mario Giordano. L'articolo è passato un po' troppo sotto silenzio; puntiamo per qualche minuto un faro su questa perla del giornalismo italiano.

mario giordano 300x211L’Africa dà alla testa, meglio noi degli zulu” , questo il titolo che appariva ieri su Libero alla testa di una pagina firmata da Mario Giordano. L’articolo è passato un po’ troppo sotto silenzio; puntiamo per qualche minuto un faro su questa perla del giornalismo italiano.

Premessa: Quando vuoi scrivere un articolo in controtendenza, un po’ polemico magari, e sei un giornalista ispirato e motivato, tutto bene. Quando invece sei un giornalista che per troppo tempo ha avuto nella testa la sigla di Studio Aperto, allora fai un disastro.

Giordano, scrivendo del mondiale in Sudafrica, accusa giornalisti e spettatori di questo primo mondiale africano di troppo entusiasmo per l’Africa e per gli spettacoli che i sudafricani ci hanno offerto in questo inizio mondiale; attacca i titoli di certe testate, come la Gazzetta, che recita “All’africana mangeremo e giocheremo e ragioneremo per 30 giorni”. Certo, un po’ retorico…soprattutto perché i Mondiali sono un misero contentino rispetto all’interesse che l’Africa meriterebbe, di questo se ne può discutere ampiamente. Giordano coglie però lo spunto per un articolo impregnato di un campanilismo, per non dire altro, di bassissima lega. Sentite qua cosa scrive: “Con tutto il rispetto, io avrei altri gusti. Guarderò le partite […] ma non voglio diventare uno stregone zulu. This is Africa. I’m not African”. Sembra di sentire la celebre parodia dello sterotipato milanese razzista di Guido Nicheli. Giordano critica alcune presenze accolte dalla Fifa, come il dittatore Mugabe e ha ragione; dovrebbe tener presente, però, che nello stesso giorno in cui scrive questa osservazione illuminante, Berlusconi è di nuovo da Gheddafi, forse perché l’altro dittatore sentiva la mancanza di un baciamano ben fatto. Dopo una lista dei più scandalosi luoghi comuni sull’africa, tipo l’esploratore bollito in pentola, una climax finale devastante: “Non mi sento africano, nemmeno sudafricano[..]il gol sarà pure nero, ma io no. E, nonostante tutto, ai Bafana Bafana continuo a preferire le nostre vecchie Befane con la maglia azzurra”. Bafana e Befane, il gioco di parole che ho iniziato a temere da metà di questa faticosa lettura e che alla fine è arrivato, mortale; luttuoso finale di un articolo-manifesto da non dimenticare.