Nel corso della conferenza stampa finale dopo l’incontro con il presidente ceco Petr Pavel al Castello di Praga, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tracciato un quadro di priorità per la politica estera e di sicurezza. Ha richiamato l’attenzione sulla centralità dell’alleanza atlantica come interesse condiviso dalle due sponde dell’oceano e ha posto l’accento sulle crisi che stanno rimodellando gli equilibri internazionali, invitando a non abbassare la guardia sulle ripercussioni globali di conflitti locali.
In questa cornice ha dedicato parole forti alla situazione in Libano e alla necessità che l’UE parli con una sola voce.
La dichiarazione di Mattarella ha messo insieme passato e prospettiva: dal ruolo storico della NATO alle sfide poste dall’emergere di nuovi attori globali, fino all’imperativo di rafforzare la sicurezza europea.
Ha ricordato come le istituzioni internazionali debbano dialogare, auspicando che il confronto avvenga sempre in modo collaborativo, anche con Paesi come Cina e India, che oggi incidono sul nuovo assetto mondiale. Sullo sfondo di queste considerazioni, il presidente ha esortato l’Europa a consolidare posizioni comuni per influire efficacemente nella risoluzione dei conflitti.
Alleanza atlantica: radici storiche e ruolo attuale
Mattarella ha ricordato che la nascita della NATO rispondeva all’esigenza di contenere l’offensiva dell’Unione Sovietica, ma contestualmente era animata da una visione di ordine internazionale caratterizzato dalla presenza di grandi soggetti. Oggi, ha sottolineato, il panorama comprende potenze come Cina, India e altre realtà che contribuiscono a un concerto internazionale più complesso. Per il presidente, il legame tra USA e UE non è solo storico ma fondato su valori condivisi di convivenza democratica e rappresenta un elemento imprescindibile per il dialogo strategico.
Un dialogo necessario
Secondo Mattarella, mantenere una relazione solida tra le sponde atlantiche significa garantire soggetti affidabili nel confronto globale. L’azione congiunta non si limita alla dimensione militare ma comprende cooperazione politica ed economica, strumenti di prevenzione e impegni comuni su temi come la stabilità e la sicurezza. Solo così, ha detto, l’Europa potrà esercitare un ruolo autorevole nel rapporto con altri grandi attori internazionali.
La crisi in Libano: un paese sotto assedio
Il presidente ha espresso profonda preoccupazione per le condizioni in Libano, definendo il Paese «indipendente» ma attualmente vittima di una vera e propria tempesta di raid distruttivi. Ha ricordato che proprio il Libano aveva avviato un percorso di stabilizzazione con un nuovo presidente e un nuovo governo, e che si registravano segnali di progressivo disarmo di Hezbollah. La drammaticità della situazione impone, ha sottolineato Mattarella, di valutare non solo l’evoluzione delle operazioni militari ma anche le conseguenze politiche e sociali a medio e lungo termine.
Conseguenze oltre il fronte
Nei conflitti, ha spiegato il capo dello Stato, contano oltre alle battaglie anche le divisioni future e il ruolo di chi non è belligerante. L’apporto di attori neutrali o non direttamente coinvolti può essere significativo nel costruire percorsi di pace, così come lo è la capacità dell’UE di formulare proposte credibili. In questo senso Mattarella ha insistito sulla necessità di una posizione europea unitaria per contribuire alla de-escalation e alla ricostruzione.
Ucraina, difesa comune e allargamento dell’Unione
La guerra in Ucraina rimane un punto di svolta per l’Europa: secondo Mattarella l’invasione russa ha riportato la guerra nel continente e ha reso evidente l’indifferibile esigenza di organizzare la sicurezza e la difesa europea. Ha esortato a non rimandare il lavoro sulla difesa comune europea, perché la vulnerabilità di oggi potrebbe riguardare domani qualsiasi Paese europeo. Per questo motivo è necessario procedere con rapidità verso strumenti condivisi che rafforzino la capacità di risposta collettiva.
Completare il progetto europeo
Infine Mattarella ha rilanciato il tema dell’allargamento dell’UE: esistono Paesi che aspettano da tempo di entrare nell’Unione e completare questo percorso non sarebbe soltanto un atto di equità, ma un elemento di stabilità per l’intera comunità europea. Supportare i candidati nel loro percorso e accelerare le procedure significa, nelle parole del presidente, rafforzare l’ordine europeo e la sua coesione strategica.