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Modelli di sanità e post pandemia, l’esperienza di Mariella Enoc

Roma, 14 giu. (askanews) – Mariella Enoc, il suo modello di sanità, il post pandemia visto nei malati. Ed ancora, il rapporto tra pubblico e privato, la cura e soprattutto la cura dei più esposti, ad esempio gli anziani. In occasione della presentazione al Collegio San Roberto Bellarmino del volume “Il Dono e il Discernimento”, edito da Rizzoli, diaologo tra la manager ed il padre gesuita Francesco Occhetta, askanews ha conversato con la presidente dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù su alcuni dei concetti affrontati nel libro.

Esistono ad esempio tante forme di povertà, tra queste anche la povertà di salute:

“La povertà di salute è un pò di tutti. Perchè quando si è malati si è comunque poveri di salute. Ci sono però delle fasce che si sono oggi evidenziate. Porto sempre come esempio le malattie psichiatriche, che erano già un grande problema perchè non c’erano strutture sufficienti, con le famiglie molto in crisi, ed oggi dopo la pandemia questo tema è esploso.

Al Bambino Gesù lo vediamo nei ragazzi, con un aumento veramente impressionante dei casi di suicidi o tentati suicidi. Con grandi problemi per quanto riguarda le disfunzioni alimentari. E con crisi psichiatriche vere e proprie. Una povertà dunque che già esisteva ma che adesso si tocca con mano. La cosa importante è non dimenticarci di tutto questo una volta passata la crisi. Perchè quella psichiatrica è una malattia che a curarla rende poco, è complicata da curare, servono linee molto chiare. Stiamo cercando ad esempio di fare una struttura post acuzie per anoressiche che in questo momento ci riempiono metà pediatria, andando un pò oltre quello che abbiamo fatto fino ad adesso. Poi ci sono le malattie che non sono guaribili ma sono curabili, di cui noi ci occupiamo molto, e stiamo partendo infatti con questo centro per le cure palliative, non le cure per i bimbi terminali ma anche i bimbi con queste patologie che hanno la possibilità di tornare a casa ma devono essere seguiti”.

Ospedale e medicina territoriale, come costruire un modello efficace?

“Mantenendo sempre al centro l’hub delle cure delle acuzie, non perdendo la vista la centralità dell’Ospedale, luogo di cure per acuzie, luogo di ricerca, bisogna connettere molto di più l’Ospedale con il territorio, quindi non si tratta di due realtà separate ma di due realtà in connessione e in rete. Il tema della digitalizzazione vale per tutti i settori, ovviamente anche per la sanità. Noi ad esempio al Bambino Gesù abbiamo fatto una piattaforma per ora in 5 lingue per cui formiamo il personale nei paesi in cui operiamo, ad esempio stiamo formando 150 infermieri in 5 ospedali libici, la piattaforma comunica in arabo, la piattaforma quindi può trovare riscontro solo in un mondo molto avanzato da questo punto di vista”.

Nel lavoro di Mariella Enoc c’è stata e c’è anche tanta attenzione alla cura degli anziani:

“Io tantissimi anni fa ho creato la prima Casa di Giorno nella mia città a Novara, dicendo che gli anziani dovevano essere liberi di scegliere. Adesso non dobbiamo passare da un modello a un altro in maniera eccessiva, ci sono ancora gli anziani che sono in grado di vivere in casa, che possono stare in miniappartamenti, ci sono poi gli anziani che hanno bisogno di cure tali che il modello dell’ospedale in casa non è sostenibile perchè il costo è veramente troppo elevato. Quando l’anziano sta male fondamentalmente vuole vedere il medico, il familiare vicino, quindi non immaginiamo che l’anziano che sta male voglia solo fare la festa di compleanno..l’anziano ha paura della morte e vuole essere curato. Poi c’è tutta una fascia di anziani per cui c’è la possibilità di assistenza domiciliare congeniata molto meglio di quanto fatto sino ad adesso, di un sostegno anche alle persone che si occupano di anziani, con una assistenza chiara, non in nero come è molte volte adesso, che dia all’anziano la possibilità di rimanere in casa ma non può rimanere solo. I modelli di famiglia sono molto cambiati, imporre un anziano ad famiglia con due bambini che vive in un appartamento di 90 mq credo che sia veramente una volontà di distruggere quella famiglia”.

Il rapporto tra il Pubblico e il privato, nell’esperienza del modello Bambino Gesù:

“Per me si tratta della cosa più semplice che si possa fare, perchè l’ho sempre fatto. Lavoro molto bene con il pubblico, lavoro benissimo con le istituzioni italiane alle quali sono molto grata perchè comprendono quanto il Bambino Gesù fa. Siamo un ospedale no profit, dobbiamo avere la piena sostenibilità perchè l’innovazione e la solidarietà partono solo da un modello sostenibile. Questo è uno dei grandi problemi di un ospedale così complesso, che cura malattie rare, che prende in carico casi molto difficili, e che deve sostenersi con le risorse del servizio sanitario nazionale. Noi ricorriamo ad un pò di fundraising per la parte scientifica o per l’accoglienza dei bambini che non possono essere curati nei loro paesi ma sostanzialmente io devo essere capace di tenere in equilibrio i conti per poter continuare a far sì che la ricerca scientifica cresca e cresca anche la solidarietà”.

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