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Morte di Fakir, accertamenti sul fermo: sotto esame la circolare del Viminale 2026 alla Polizia

Morte di Fakir, accertamenti sul fermo: sotto esame la circolare del Viminale 2026 alla Polizia

Morte Fakir, la Procura indaga sul fermo a Bologna: sotto esame la circolare del Viminale sulle procedure di contenimento a terra.

La morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, durante un intervento della polizia al quartiere Pilastro di Bologna è al centro di un’indagine per omicidio colposo. Gli accertamenti dovranno chiarire anche il rispetto delle indicazioni della circolare di maggio 2026 del Viminale sulle modalità di contenimento a terra e sulla tutela delle condizioni respiratorie della persona fermata.

Morte di Abderrahim Fakir a Bologna: la Procura indaga per omicidio colposo

La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per «omicidio colposo» sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto domenica nel quartiere Pilastro durante un intervento della polizia. L’uomo è morto mentre si trovava immobilizzato a terra da due agenti del commissariato Bolognina, con un altro cittadino impegnato a bloccarne le gambe.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la manovra di contenimento sarebbe stata adottata dopo che Fakir era stato trovato in uno stato di forte agitazione.

Al momento, però, i due poliziotti non risultano formalmente indagati. La Procura, guidata dal procuratore Paolo Guido insieme al pm Domenico Ambrosino, ha infatti applicato il cosiddetto «scudo penale», inserendo gli agenti e i quattro volontari della Croce rossa presenti sul posto nel registro delle annotazioni preliminari, il cosiddetto registro 45 bis.

Si tratta di uno strumento che consente agli investigatori di svolgere gli accertamenti senza iscrivere automaticamente nel registro degli indagati chi potrebbe aver agito in presenza di una possibile causa di giustificazione, almeno fino alla verifica di eventuali responsabilità.

Secondo il procuratore, gli elementi da valutare riguardano soprattutto ciò che è accaduto prima del video diventato virale, della durata di circa cinque minuti, che mostra le urla di Fakir durante il fermo e gli ultimi momenti della sua vita. La Procura ha già acquisito anche la bodycam del capopattuglia e altre registrazioni effettuate dai cittadini presenti. Le immagini precedenti, secondo gli investigatori, mostrerebbero un uomo in una condizione di forte alterazione e potenzialmente pericoloso: Fakir avrebbe colpito un’auto, si sarebbe scagliato contro le porte dei garage sbattendo la testa e avrebbe poi reagito contro la Volante e gli agenti, arrivando anche a mordere uno dei poliziotti.

Morte di Fakir: il retroscena sulla circolare di maggio 2026 dal Viminale per i poliziotti

Durante l’intervento gli agenti avrebbero utilizzato lo spray al peperoncino prima di chiamare il 118, segnalando una persona in «crisi psichiatrica». Ora uno degli aspetti centrali dell’indagine riguarda il rispetto delle procedure previste durante le operazioni di contenimento.

Come riportato dal Corriere, una circolare del Viminale di maggio 2026 raccomanderebbe infatti che, in caso di segnali di malessere, la posizione debba essere modificata rapidamente: Qualora il soggetto mostri segni di malessere, la presa dovrà essere allentata immediatamente, posizionandolo su un fianco e verificando che sia nella condizione di respirare. Le verifiche dovranno chiarire se tali indicazioni siano state seguite e se la permanenza a terra abbia rispettato le raccomandazioni che invitano a non prolungare la posizione di decubito prono e la compressione del torace per i rischi al sistema cardiaco e respiratorio.

A difendere l’operato dei due agenti è l’avvocato Gabriele Bordoni, secondo cui i suoi assistiti non avrebbero utilizzato il taser e l’intervento sarebbe avvenuto sotto gli occhi di diverse persone.Se ci fosse stata illegalità, brutalità, eccesso, qualcuno avrebbe detto qualcosa. Nessuno l’ha fatto. Sarà comunque l’autopsia a stabilire con precisione le cause della morte.

Sul fronte della famiglia di Fakir, l’avvocato Fabio Anselmo, noto per aver assistito anche le famiglie Cucchi e Aldrovandi, ha chiesto che gli accertamenti non siano affidati esclusivamente alla polizia e ha denunciato quella che definisce una campagna di denigrazione della vittima. Il legale contesta in particolare la diffusione dei precedenti giudiziari dell’uomo da parte del sindacato di polizia Coisp, annunciando la possibilità di una denuncia nei confronti del segretario generale. Tra le informazioni rese pubbliche figurano diversi episodi giudiziari: un arresto da minorenne per detenzione di stupefacenti, un arresto nel 2004 per traffico di droga con una condanna a 4 anni e 3 mesi, una denuncia nel 2005 per lo stesso reato, un arresto nel 2019 per resistenza a pubblico ufficiale e uno nel 2022 per lesioni personali.

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