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Morto Achille Lollo, unico responsabile del rogo di Primavalle a scontare la pena in carcere

L’ex militante di Potere Operaio, Achille Lollo, è morto a 70 anni: l’uomo è stato l’unico tra i responsabili del rogo di Primavalle ad andare in carcere.

rogo di primavalle
L'ex esponente di Potere Operaio Achille Lollo ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

L’ex militante del gruppo extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio, Achille Lollo, è morto all’età di 70 anni. L’uomo è noto per essere stato uno dei fautori del cosiddetto “rogo di Primavalle”, avvenuto nel 1973, durante il quale persero la vita due persone.

Morto Achille Lollo, unico responsabile del rogo di Primavalle ad andare in carcere

Sulla base delle informazioni riportate dall’ANSA, nella mattinata di martedì 3 agosto, l’ex militante del gruppo extraparlamentare di estrema sinistra Potere Operaio Achille Lollo si è spento a 70 anni a Trevignano Romano, comune situato in provincia di Roma.

Il nome dell’uomo è particolarmente conosciuto in quanto fu uno degli organizzatori del rogo di Primavalle, messo in atto nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1973.

L’attacco venne organizzato dai militanti di Potere Operaio al fine di danneggiare il segretario della sezione locale del Movimento Sociale Italiano, Mario Mattei. Tuttavia, durante il rogo – che avrebbe dovuto rappresentare soltanto un’azione dimostrativa –, persero la vita due figli del segretario del MSI, Stefano e Virgilio Mattei, rispettivamente di 8 e 22 anni.

La vicenda portò all’arresto e alla condanna di Achille Lollo e di altri militati di Potere Operaio, come Marino Clavo e Manlio Grillo.

Ciononostante, Achille Lollo fu l’unico a scontare la propria pena in carcere mentre gli altri condannati risultano, a tutt’oggi, latitanti.

Morto Achille Lollo, militanza politica e rogo di Primavalle

Il rogo di Primavalle che si consumò nella notte tra il 15 e il 16 aprile 1973 venne appiccato in un appartamento situato al terzo piano di una palazzina modesta costruita in via Bernardo da Bibbiena, civico 33. L’appartamento rappresentava il luogo presso il quale viveva l’ex netturbino e segretario della sezione del Movimento Sociale Italiano, Mario Mattei.

L’incendio, provocato da un gruppo di giovani militanti di Potere Operaio, causò la morte dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei mentre il resto della famiglia riuscì a sfuggire alle fiamme e mettersi in salvo.

In seguito al drammatico evento, i giornali diffusero una foto che ritraeva i due corpi carbonizzati riversi sulla finestra dell’abitazione. Il forte e sconvolgente contenuto dello scatto suscito profonda indignazione condanna tra l’opinione pubblica. Al contempo, però, si sviluppò anche una campagna stampa promossa da svariati intellettuali del periodo che si espressero in difesa dei militanti di Potere Operaio responsabili della tragedia.

Morto Achille Lollo, il processo per il rogo di Primavalle

Tra i militanti di Potere Operaio responsabili del gesto, Achille Lollo e gli altri due imputati Marino Clavo e Manlio Grillo vennero condannati in appello a scontare 18 anni di reclusione per incendio doloso, duplice omicidio colposo, uso di esplosivo e materiale incendiario.

In questo contesto, Lollo fu l’unico ad affrontare la propria pena in carcere mentre Clavo e Grillo rimasero latitanti.

La sentenza emanata, inoltre, non incluse anche l’aggravante di terrorismo, inizialmente richiesta.

In concomitanza con lo svolgimento del processo in primo grado, poi, nelle vicinanze di Piazzale Clodio si tennero violente manifestazioni organizzate in difesa degli imputati. In questo contesto, uno degli episodi più gravi venne registrato il 28 febbraio 1975 e vide scontarsi numerosi giovani di destra e di sinistra all’ingresso del Tribunale. Gli scontri, poi, proseguirono in via Ottaviano e, una volta raggiunta la sezione del Movimento Sociale Italiano, lo studente greco Mikis Mantakas, militante del Fuan, venne ucciso a colpi di arma da fuoco.

Poco prima dell’emanazione della sentenza definitiva della Cassazione, che venne pronunciata il 12 ottobre 2003, Achille Lollo si rifugiò in Brasile per poi rientrare in Italia nel 2011. In questa circostanza, ha raccontato che l’azione venne realizzata da un gruppo di sei militanti di Potere Operaio e che avrebbe dovuto avere soltanto uno scopodimostrativo.

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