L’Italia affronta una crisi demografica senza precedenti. Nel 2026 sono nati solo 355.000 bambini il numero più basso registrato dal secondo dopoguerra. Questo dato allarmante emerge dal Dossier Natalità 2026: Volere o Potere realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e presentato a Palazzo Wedekind a Roma.
La situazione è critica: il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna e il divario tra le intenzioni e la realtà è abissale.
Se le donne italiane avessero realizzato i loro desideri, nel 2026 sarebbero nati circa 760.000 bambini più del doppio di quelli effettivamente venuti alla luce.
Le ragioni della rinuncia alla genitorialità
Il problema non è la mancanza di desiderio di avere figli, ma le difficoltà economiche, lavorative e sociali che impediscono agli italiani di realizzare i propri progetti di vita.
Secondo il dossier, il 62,2% degli italiani in età feconda che non avranno altri figli ha rinunciato a causa di questi ostacoli, mentre solo il 5,5% dichiara che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita.
Le donne sono le più penalizzate: quasi una su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità, contro il 24% degli uomini.
Inoltre, oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro solo 151.000 uomini. A queste difficoltà si aggiunge il peso dell’assistenza agli anziani: 763.000 persone rinunciano ai figli per dover accudire i genitori.
Le conseguenze per il welfare e l’economia
Il crollo delle nascite ha ripercussioni gravi sul welfare e sull’economia del Paese. Nel 2026, a fronte di 355.000 nascite si sono registrati 652.000 decessi con un saldo naturale negativo di 297.000 persone.
L’Italia vanta una delle aspettative di vita più elevate al mondo (83,4 anni), ma questo primato rischia di mettere sempre più sotto pressione il sistema sanitario il welfare e il sistema pensionistico chiamati a sostenere una popolazione sempre più anziana con un numero sempre minore di giovani.
L’appello della Fondazione per la Natalità
“Per anni ci siamo raccontati che gli italiani non fanno figli perché non li vogliono. I dati dimostrano esattamente il contrario”, ha dichiarato Gigi De Palo presidente della Fondazione per la Natalità. “Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Oggi il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere.”
De Palo ha sottolineato che finché mettere al mondo un figlio continuerà a essere percepito come un rischio economico, lavorativo e sociale l’Italia continuerà a registrare un declino che riguarda tutti. “La natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell’economia e della coesione del Paese”, ha concluso.
Per affrontare questa sfida, la Fondazione per la Natalità rinnova l’appello affinché il supporto alle politiche per le nascite diventi una priorità strutturale dell’agenda politica. Sono necessari interventi capaci di sostenere il lavoro femminile favorire la conciliazione tra famiglia e occupazione, promuovere una fiscalità più equa e garantire ai giovani condizioni di stabilità che consentano loro di costruire il proprio futuro.
Una sfida di questa portata non può essere affrontata da una sola parte. È necessaria un’alleanza che coinvolga governo e opposizione, imprese e sindacati, mondo della cultura, del Terzo settore e dell’associazionismo, per costruire insieme le condizioni che consentano alle nuove generazioni di scegliere liberamente di avere dei figli.
Di questo si parlerà nella sesta edizione degli Stati Generali della Natalità che si terrà il 25 e 26 presso l’Auditorium della Conciliazione a Roma.
