Trump torna a minacciare Teheran mentre la tensione con l’Iran cresce dopo il sequestro della nave cargo Touska nel Golfo dell’Oman. Washington parla di violazione del blocco navale, mentre Teheran accusa gli Usa di aver rotto il cessate il fuoco e promette una dura risposta. Sullo sfondo restano i negoziati e l’ultimatum del presidente americano: accordo subito oppure pesanti conseguenze militari.
Tensione nello Stretto di Hormuz e il caso della nave Touska
La crisi tra Stati Uniti e Iran si intensifica mentre si avvicina la scadenza della tregua fissata per il 21 aprile. Donald Trump ha annunciato l’invio di una nuova delegazione americana a Islamabad, in Pakistan, per un secondo round di negoziati con Teheran, ma la Repubblica islamica, almeno per ora, non conferma la propria partecipazione.
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz resta il principale punto di frizione: da una parte l’Iran ne ostacola il transito, dall’altra Washington mantiene il blocco navale sui porti iraniani, rendendo il rischio di una nuova escalation sempre più concreto. Ad aggravare ulteriormente il quadro è stato il sequestro della nave mercantile iraniana Touska, intercettata dalla Marina statunitense nel Golfo dell’Oman.
Secondo Trump, “una nave mercantile battente bandiera iraniana, la Touska lunga quasi 275 metri e con un peso quasi pari a quello di una portaerei, ha tentato di eludere il nostro blocco navale, ma non ci è riuscita”. Il presidente americano ha spiegato che il cacciatorpediniere USS Spruance ha ordinato l’arresto dell’imbarcazione e, dopo il rifiuto dell’equipaggio di fermarsi, ha aperto una falla nella sala macchine permettendo ai Marines di prenderne il controllo. Washington sostiene che la nave fosse già soggetta a sanzioni del Tesoro statunitense per precedenti attività illegali, mentre il Comando Centrale Usa ha confermato che “la nave rimane sotto la custodia degli Stati Uniti”.
Nave iraniana sequestrata dagli Usa, l’Iran promette vendetta. Trump avverte: “Accordo o vi distruggiamo”
L’episodio della Touska rischia di compromettere ulteriormente i tentativi diplomatici portati avanti con la mediazione del Pakistan. Trump ha dichiarato che i suoi rappresentanti – il vicepresidente JD Vance, l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner – sarebbero arrivati a Islamabad per proseguire il dialogo, ribadendo che Washington ha proposto “un accordo molto giusto e ragionevole, spero che lo accettino”. Tuttavia, da Teheran arrivano segnali opposti: le agenzie Fars, Tasnim e l’emittente statale Irib sostengono che l’Iran non intenda partecipare ai colloqui finché gli Stati Uniti non porranno fine al blocco navale nello Stretto di Hormuz.
La risposta iraniana sarebbe stata particolarmente dura. Il comando militare Khatam al-Anbiya avrebbe accusato gli Stati Uniti di aver violato il cessate il fuoco e ha promesso una reazione immediata, definendo l’operazione americana un atto di “pirateria armata”.
Il portavoce avrebbe dichiarato: “Le forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran risponderanno presto e si vendicheranno”. Anche Ebrahim Azizi, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano, avrebbe sottolineato che Teheran considera i negoziati come “la continuazione del campo di battaglia”, precisando che il dialogo sarà utile solo se compatibile con gli interessi strategici e la sicurezza nazionale. In questo clima di forte tensione, Islamabad si prepara blindando l’area destinata ai colloqui, mentre il timore di una ripresa del conflitto appare sempre più vicino.