La vicenda di Elisa Claps scomparsa il 12 settembre 1993 a Potenza, torna al centro dell’attualità giudiziaria con una riapertura d’indagine che punta a chiarire chi, oltre al condannato, possa aver favorito o occultato il crimine. Dopo il ritrovamento del corpo il 17 marzo 2010 nel sottotetto della Chiesa della Santissima Trinità la Procura ha avviato un nuovo filone con l’ipotesi di concorso in omicidio contro ignoti.
Le attività investigative sono condotte dall’ufficio inquirente di Potenza e, secondo quanto reso noto dagli atti giudiziari, includono riletture delle testimonianze e nuovi esami di laboratorio su materiali conservati dalla scena. Il procuratore Camillo Falvo ha evidenziato che “ci sono alcuni casi che meritano una piena verità, al di là dell’aspetto prettamente giudiziario, per rispetto delle vittime e delle loro famiglie” e ha assunto la direzione personale del procedimento già avviato dal suo predecessore, Francesco Curcio.
Cronologia dei fatti essenziali e provvedimenti giudiziari
Il 12 settembre 1993 Elisa Claps allora sedicenne, si recò alla Chiesa della Santissima Trinità per incontrare Danilo Restivo all’epoca ventunenne. Secondo le risultanze processuali, l’incontro degenerò quando la giovane respinse un approccio; Restivo la colpì ripetutamente con un’arma da taglio.
Dopo l’omicidio il corpo fu occultato nel sottotetto della canonica, rimanendo nascosto per quasi diciassette anni fino al ritrovamento del 17 marzo 2010.
Condanne e processi collegati
Nel Regno Unito, il Tribunale di Winchester ha condannato Restivo all’ergastolo per l’omicidio di un’altra donna, Heather Barnett uccisa il 12 novembre 2002 a Bournemouth. In Italia la vicenda processuale si è conclusa con una pronuncia definitiva della Cassazione che, nel 2011, ha inflitto a Restivo una pena di trent’anni per la morte di Elisa. Alla somma delle condanne corrisponde, al momento, una pena complessiva che raggiunge i settant’anni di reclusione, tenendo conto delle sentenze estere e nazionali.
Riapertura dell’inchiesta: obiettivi e attività in corso
Da circa due anni la Procura di Potenza ha riaperto il fascicolo con l’ipotesi di concorso in omicidio nei confronti di persone non identificate. Questa riapertura non deriva da una mera formalità: gli inquirenti hanno disposto ulteriori accertamenti tecnico-scientifici e la riascolto di testimoni che, in passato, avevano fornito dichiarazioni utili a ricostruire omissioni e depistaggi. Tra gli elementi che hanno spinto la Procura a scavare ancora ci sono indizi che potrebbero collegarsi a responsabilità omissive avvenute negli anni successivi alla scomparsa.
Negli scorsi mesi i Carabinieri del Ris hanno eseguito nuovi esami su reperti conservati, sfruttando tecnologie più recenti per estrarre tracce prima non individuabili. Il recupero di informazioni, anche dalla scena del sottotetto, è considerato cruciale: molti reperti sono deteriorati, ma la speranza della famiglia e degli inquirenti è che l’analisi scientifica offra elementi capaci di ricostruire ruoli e responsabilità.
Dichiarazioni della famiglia e attese processuali
Il fratello della vittima, Gildo Claps ha più volte sottolineato l’esigenza di una verità piena: “Molti si sono accontentati dell’individuazione dell’assassino, ma in questa vicenda ci sono state troppe complicità e omissioni“; e ha aggiunto che “questa rappresenta una verità storica, manca però il sigillo giudiziario“. Pur ammettendo scetticismo per lo stato di alcuni reperti — “Non nutriamo false aspettative” — la famiglia ha espresso ottimismo verso il lavoro della Procura, auspicando che venga finalmente scritta la parola fine su una ferita aperta per la città.
Le indagini sulla scomparsa furono oggetto in passato di trasferimenti di competenza: nel 1999 alcuni fascicoli vennero spostati alla Procura di Salerno in relazione ad accertamenti che coinvolgevano magistrati in servizio in Basilicata, dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gennaro Cappiello. Tra le persone citate nelle verifiche figura il nome del pubblico ministero Felicia Genovese successivamente riconosciuta estranea a ogni addebito.
Il quadro processuale rimane complesso: Restivo è attualmente in grado di scontare la pena inflitta nel Regno Unito e sarà soggetto alle procedure di estradizione una volta esaurita la pena oltremanica, per poter espiare anche la condanna italiana. Nel frattempo la Procura di Potenza prosegue con approccio metodico, alternando l’analisi delle testimonianze alla ricerca di elementi scientifici che possano finalmente ricondurre a responsabilità precise e completare così il percorso giudiziario e civile iniziato trentatré anni fa.
