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Nuovi dazi di Trump: 60 Paesi nel mirino, tra cui UE e Cina

Nuovi dazi di Trump: 60 Paesi nel mirino, tra cui UE e Cina

Donald Trump sta valutando l'imposizione di nuovi dazi su 60 Paesi, tra cui UE e Cina. Scopri i dettagli e le strategie dell'amministrazione statunitense.

Donald Trump è pronto a imporre nuovi dazi su 60 Paesi già a partire da questa settimana. La scadenza dei dazi globali del 10%, imposti a febbraio, è prevista per il 24 luglio. La Corte Suprema ha invalidato l’infrastruttura legale su cui poggiavano i dazi ‘reciproci’ del ‘Liberation Day’, presentati dal presidente statunitense ad.

L’amministrazione statunitense sta preparando opzioni per consentire a Trump di imporre nuovi dazi, anche se i consiglieri del presidente favorirebbero un approccio più cauto.

Le nuove tariffe varieranno tra il 10% e il 12,5% e si baseranno sui risultati di un’indagine lanciata a marzo sulle pratiche di lavoro forzato, condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974.

Strategie e indagini in corso

Questa strategia permetterebbe a Trump di evitare di ricorrere ai poteri di emergenza che aveva invocato per i dazi del ‘Liberation Day’ e che successivamente sono stati bocciati dalla Corte Suprema.

I nuovi balzelli dovrebbero essere in linea con quelli del 10% già in vigore, ma l’amministrazione sta lavorando anche ad altre indagini che potrebbero conferirle l’autorità legale per proporre dazi più elevati.

Un’altra indagine sull’eccesso di capacità produttiva include l’UE, Cina, Singapore, Svizzera, Norvegia, Indonesia, Malesia, Cambogia, Thailandia, Corea del Sud, Vietnam, Taiwan, Bangladesh, Messico, Giappone e India.

Tuttavia, dietro le quinte, i consiglieri del presidente lo stanno esortando a non rischiare nuovi shock economici in vista delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre.

Tensioni commerciali e ripercussioni

Il tentativo di Trump di rilanciare la sua guerra commerciale arriva in un momento di crescente ostilità tra USA e Iran, che ha nuovamente sconvolto i mercati energetici globali, aggravando l’aumento del costo della vita che sta colpendo i cittadini statunitensi. I consiglieri della Casa Bianca hanno espresso timori per le possibili ripercussioni in vista delle elezioni di metà mandato.

Rispetto ai provvedimenti precedenti, questa volta cambia la strategia: la soluzione individuata dall’amministrazione passa attraverso una norma del Trade Act (1974), la Section 301. Questa procedura richiede un’indagine formale, consultazioni pubbliche e audizioni prima dell’entrata in vigore delle misure. Una volta introdotti, i dazi possono restare in vigore per quattro anni ed essere successivamente rinnovati.

Misure specifiche contro il Canada

Di certo per ora c’è la stretta nei confronti del Canada: Trump ha annunciato dazi del 50% sulla maggior parte delle merci importate da Ottawa. Se il governo canadese non si impegna a eliminare le ‘barriere commerciali discriminatorie’ verso i prodotti statunitensi, le sanzioni potrebbero entrare in vigore già tra trenta giorni. La nuova tariffa vuole colpire gran parte delle esportazioni canadesi verso gli Stati Uniti, comprese quelle che oggi sono esentate sulla base dell’accordo commerciale Cusma (Canada-Stati Uniti-Messico).

Si parla di vino, mazze da hockey e cemento per un valore di circa 20 miliardi di dollari. La misura per la Casa Bianca è una risposta agli interventi del Canada in seguito ai dazi imposti da Trump e alle restrizioni su alcuni settori statunitensi come quello delle automobili, dei prodotti lattiero-caseari e quello degli alcolici. Il 20 luglio il presidente degli Stati Uniti aveva inoltre annunciato dazi del 25% sulle merci provenienti dal Brasile.

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