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L’opinione di Giulio Cavalli

Omotransfobia, le vittime non smettono di esistere solo perché i riflettori sul Ddl Zan si sono spenti

Solo dall’inizio del 2022 abbiamo 15 episodi di omofobia. Negli ultimi 12 mesi le vittime sono 144, ed è solo la punta dell'iceberg.

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Dunque per la Giornata internazionale contro l’omofobia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ricorda che «il rispetto dei diritti di ogni persona, l’uguaglianza fra tutti i cittadini, sancita dalla nostra Costituzione e dagli ordinamenti internazionali che abbiamo fatto nostri, non sono derogabili».

Parole pienamente condivisibili, certo, solo che qui da noi la deroga alla giusta lotta contro l’omofobia l’abbiamo ingoiata quando lo scorso ottobre la maggioranza del Senato ha affossato la legge che lascia l’Italia come fanalino di coda in Europa. Come se non bastasse risuona ancora quel vomitevole applauso di chi rideva sguaiato per essere riuscito a lasciare le vittime sguarnite.

L’omotransfobia in Italia non si è fermata quando si sono spenti i riflettori intorno al Ddl Zan, così come non si era accesa per mero calcolo politico o per “propaganda” come hanno urlacciato i Pillon di turno che, come altri nel nostro Parlamento, vincolano il proprio mandato alla negazione dei diritti come principale ragione politica.

Solo dall’inizio del 2022 abbiamo 15 episodi di omofobia raccolti da Massimo Battaglio nell’ambito del progetto “Cronache di ordinaria omofobia”. Si tratta ovviamente solo degli episodi denunciati, la punta di un iceberg che spesso si sviluppa in situazioni di omertà, vergogna e paura. In quei numeri nei primi mesi di quest’anno c’è un suicidio, un tentato suicidio e 3 aggressioni violente.

Negli ultimi 12 mesi sono 144 le vittime di atti di omofobia, soprattutto ragazzi al di sotto dei 30 anni.

A queste vanno aggiunti gli ospiti delle “Case Rifugio” per persone LGBT+ di Torino, Milano, Roma, Napoli (circa un centinaio). Gli episodi hanno interessato 62 località che vanno da Roma (2.873.000 abitanti) a Vallefiorita (1.618). Vi è una maggior concentrazione rispetto all’anno precedente (quando si erano distribuiti in 99 località) e si sono verificate sorprese in città finora considerate quasi “friendly” (Torino, con 19 vittime, ha raggiunto il livello di Roma pur contando un terzo degli abitanti).

Si sono registrati picchi considerevoli nei mesi di giugno-luglio e ottobre, quando era in discussione il ddl Zan. Questo perché l’omofobia in Italia siamo riusciti a politicizzarla senza nemmeno arrivare a una legge. Come si legge nel report “il numero di vittime di violenza fisica, precedentemente inferiore a quello delle vittime di episodi non aggressivi, rappresenta il 56%, alla faccia di chi sostiene che una legge contro l’omofobia punirebbe la libera espressione. Il luogo preferito dagli omofobi continua a essere la strada. Seguono i luoghi del tempo libero, la famiglia, la scuola, il lavoro. L’età media delle vittime è sempre più bassa». Gay Help Line, la linea nazionale antiomofobia e antitransfobia per persone gay, lesbiche, bisex e trans gestito dal Gay Center), racconta che passano dal 35% del 2021 al 42% le segnalazioni alla Gay help line per maltrattamenti e violenze in famiglia. Più del 50% delle segnalazioni proviene da under 35. La quasi totalità – spiega Gay help line – sceglie di accedere ai servizi di Gay Help Line ma non denuncia formalmente alle autorità, perché dichiara di avere paura e non sentirsi abbastanza protetto.

Nella Rainbow Map elaborata ogni anno da Ilga-Europe, che valuta le leggi e le politiche in favore delle persone Lgbti (con Malta in testa con un punteggio del 94%), l’Italia sta tra gli ultimi (con il 22%) mentre la media europea è del 60% (Portogallo 68%, Finlandia, Spagna e Svezia 65%). Chissà che ne pensano tutti quelli che sulla discussione intorno al Ddl Zan hanno speculato politicamente e per un pizzico di notorietà pubblica. Chissà come ci si deve sentire, in una giornata che costringe a guardare i numeri, non avendo difeso le persone che sono d difendere per meritarsi qualche abbraccio degli oscurantisti travestiti da conservatori. Chissà che oggi, in una giornata così, insieme alle parole (spesso vuote) di celebrazione non faccia capolino un po’ di vergogna. In attesa del prossimo dibattito parlamentare in cui le vittime ritornino buone per essere carne da cannone per un po’ di propaganda.

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