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Pensioni, prende quota il doppio binario: cosa potrebbe cambiare dal 31 dicembre

Gli scenari pensionistici dei prossimi mesi sono complessi

Pensioni, prende quota il doppio binario: cosa potrebbe cambiare dal 31 dicembre dopo che il 27 luglio governo e parti sociali avvieranno il confronto

Il rebus della riforma delle pensioni ad opera del governo Draghi sembra condensato in una formula, quella del “doppio binario”, ecco cosa potrebbe cambiare a partire dal 31 dicembre del 2021 in merito ad un tema che diventerà delicatissimo già a partire dal 27 luglio.

Perché proprio quel giorno a distanza di pochi mesi dall’annuncio Mario Draghi di voler cambiare le cose? Perché il 27 luglio inizierà il confronto fra l’esecutivo e le parti sociali ed inizierà a cinque mesi dalla scadenza della formula tuttora in vigore: Quota 100. E le carte sul tavolo sono tante e complesse: la linea guida pare quella di non dare proroghe al provvedimento voluto dalla Lega nel 2019; era sperimentale a 3 anni e il pensionamento anticipato non trova il gradimento del governo in carica. 

Pensioni e doppio binario, cosa significa rischio “scalone”

Tuttavia in molti parlano di rischio “scalone”, cosa significa? Che se nessuno vuole tornare alla Fornero è anche vero che la nuova flessibilità di uscita è difficile da delineare. Oggi si va in pensione a 67 anni e con 20 anni minimi di contributi, oppure senza vincoli di anagrafe e a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne. Quota 100, che il premier vuole “pensionare” a tutti i costi consente di anticipare la pensione a 62 anni di età con 38 di contributi fino al 31 dicembre 2021.

Ma dal primo gennaio tornerebbero in vigore le vecchie regole e partirebbe dunque lo “scalone” di 5 anni, quindi in pensione e di colpo ci si potrà andare non prima dei 67 anni

Pensioni e ipotesi doppio binario, l’utopia di Quota 41

Come risolverla? Sul tavolo c’è l’ipotesi Quota 41, con pensionamento per chiunque abbia 41 anni di contributi a prescindere dall’età anagrafica. Ipotesi questa percorribile per tutti meno che per le casse dello Stato e per l’Inps che dovrebbero mettere in conto uscita più di 4,3 miliardi solo il primo anno.

I sindacati puntano alla flessibilità in uscita dopo i 62 anni e alla possibilità di pensionamento con 41 anni di contribuzione. C’è poi l’ipotesi del “doppio binario”, cioè della divisione della quota pensione in due quote: retributiva e contributiva. La ricetta porta la controfirma in bianco del presidente Inps Pasquale Tridico, In cosa consiste?  

Pensioni e doppio binario, la ricetta di Tridico

In un “anticipo pensionistico solo per la parte contributiva: 62/63 anni e 20 anni di contributi.

Il resto (la quota retributiva) lo si ottiene a 67 anni. E delle due la via migliore sarebbe, calcoli Inps alla mano, quella della possibilità di anticipo a 63 anni della sola quota contributiva. Il sunto è che in tema di pensioni si invocano regole semplici e valide per ogni fascia anagrafica ed ogni modalità, retributiva o contributiva che sia. E la formula “aurea” pare quella di Quota 102 con 64 anni di età anagrafica (indicizzata alla aspettativa di vita); 38 anni di contributi di cui non più di 2 anni figurativi (esclusi dal computo maternità, servizio militare, riscatti volontari). Il 27 luglio partirà il confronto fra le parti.