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Perché in Italia si dice calcio e non football o soccer: la curiosità linguistica

Perché in Italia si dice calcio e non football o soccer: la curiosità linguistica

Mentre il mondo si divide tra football e soccer, l'Italia ha una parola tutta sua: calcio. Scopri la storia affascinante dietro questo termine unico e perché è diverso dal resto del mondo

Mentre il Mondiale 2026 negli Stati Uniti, Canada e Messico tiene il mondo con il fiato sospeso, l’Italia è ancora una volta spettatrice. Gli Azzurri mancano per la terza volta consecutiva alla fase finale, ma proprio questa assenza ha portato alla luce una particolarità tutta italiana: il nome che diamo a questo sport.

Mentre il resto del mondo si divide tra football e soccer l’Italia ha una parola tutta sua: calcio. Ma da dove deriva questo termine così unico? La risposta affonda le radici nella lingua latina e in una tradizione che risale al Rinascimento.

L’origine latina del termine calcio

La parola calcio non è una semplice traduzione del termine inglese.

Deriva dal latino calx, calcis che significa tallone. Questo termine indica il gesto più elementare del gioco: dare un calcio a una palla. Mentre inglesi e americani hanno costruito il nome dello sport attorno a strutture associative come football o soccer, l’italiano ha scelto una strada opposta, prendendo l’azione più semplice e trasformandola nel nome dell’intero sport.

Questa scelta intuitiva e istintiva rende il termine calcio così naturale per gli italiani. Ma il momento decisivo per la diffusione di questo termine risale al 1907 quando Luigi Bosisio, ex calciatore del Mediolanum (poi diventato Milan) e primo presidente federale, propose sulle pagine della Gazzetta dello Sport di sostituire il termine inglese con calcio.

Il calcio storico fiorentino e la tradizione italiana

Bosisio non stava solo proponendo una questione linguistica, ma culturale. Voleva affermare un’identità italiana nello sport e liberarsi da un termine straniero. Il termine calcio richiamava infatti il calcio storico fiorentino un gioco violento e spettacolare che si praticava fin dal Rinascimento. In quel gesto antico c’era già una parte della storia italiana.

Da quel momento, la parola calcio iniziò a diffondersi fino a diventare definitiva. Oggi, mentre il mondo cerca una parola comune e gli Stati Uniti difendono la loro, l’Italia rimane l’unico Paese con una terza via, forse la più semplice.

Il dibattito sul nome del gioco negli Stati Uniti

Mentre il Mondiale 2026 si svolge negli Stati Uniti, il dibattito sul nome del gioco è più vivo che mai. Donald Trump ha rilanciato la provocazione di chiamare football il soccer e cambiare il nome alla NFL. Ma nonostante gli sforzi, l’America fatica ancora a uniformarsi al linguaggio del resto del pianeta.

Questo dibattito rende ancora più evidente la particolarità italiana. Mentre il mondo si divide tra football e soccer, l’Italia ha una parola tutta sua: calcio. Una parola che affonda le radici nella lingua latina e in una tradizione che risale al Rinascimento.

Le battute di Infantino e la reazione italiana

Il 12 giugno 2026 durante la serata inaugurale dei Mondiali, il presidente della FIFA Gianni Infantino, ha scherzato sul nuovo formato della Coppa del Mondo, riaprendo la ferita azzurra. Con una battuta pronunciata in diretta televisiva, Infantino ha detto: “Forse con 64 squadre l’Italia si qualificherebbe. Magari dovremmo arrivare a 128 per vedere se ci riesce.”

Queste parole hanno acceso il dibattito, soprattutto in Italia, dove la mancata qualificazione degli Azzurri è già motivo di forte delusione. Il deputato del Movimento 5 Stelle Gaetano Amato, ha criticato apertamente l’uscita del presidente FIFA, sottolineando come la mancata qualificazione degli azzurri sia già motivo di forte delusione nel Paese, senza bisogno di ulteriori ironie provenienti dai vertici del calcio mondiale.

Amato ha dichiarato: “A Gianni Infantino piace fare lo spiritoso sull’Italia che non si è qualificata ai Mondiali? Si ricordi che non parla da tifoso al bancone di un bar, ma da presidente della FIFA. Un ruolo che ricopre anche grazie al sostegno della federazione italiana e che dovrebbe imporre equilibrio, rispetto e senso delle istituzioni.”

Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, ha scelto una linea più prudente, ma non meno chiara. “Voglio sentirlo, quanto letto mi lascia perplesso”, ha detto a proposito della battuta di Infantino. “Siccome la distanza tra Italia e Messico è ampia, è meglio sentirsi al telefono per capire, compatibilmente con i suoi impegni. Mi interessa sapere il suo pensiero diretto.”

Al di là della battuta, il tema dell’allargamento del torneo continua comunque a essere oggetto di discussione. L’ipotesi di una Coppa del Mondo a 64 squadre era stata avanzata dalla Conmebol in vista del Mondiale 2030, l’edizione del centenario che sarà organizzata da Spagna, Portogallo e Marocco con alcune partite celebrative in Sudamerica.

La FIFA ha preso in considerazione la proposta, ma alla fine ha scelto di non procedere. Tra le principali criticità emerse ci sono state le difficoltà organizzative, le perplessità di diverse confederazioni e il timore di diluire eccessivamente il livello competitivo della manifestazione. Per il momento, Ma a giudicare dalle parole di Infantino, il dibattito sul futuro del torneo è tutt’altro che chiuso.

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