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L’opinione di Fabrizio Boschi

Il suffragio universale è dannoso per il Paese?

Un patentino di idoneità al voto sia per gli elettori che per l'eletto, per accertare di avere le conoscenze basilari, potrebbe essere la soluzione?

Suffragio universale
Suffragio universale

Come dice Maurizio Belpietro, direttore di La Verità, il voto ai 16enni e il non-voto agli anziani è una “coglionata”. E ha ragione. Beppe Grillo che ha proposto, in una delle sue solite sparate sul blog, di togliere il voto agli anziani (riferendosi forse a se stesso visto che ha 71 anni) dice una castroneria, visto che non credo che Renzo Piano valga meno di un 20enne perché anziano. O Ennio Morricone o Al Bano, o Pippo Baudo o Maurizio Costanzo, lo stesso. Però una cosa va detta. Fanno prendere il tesserino di idoneità anche a chi va a raccogliere i funghi, ma per scegliere il governo del proprio Paese vanno bene tutti, pure gli analfabeti, i centenari e i moribondi.

La soluzione è il tesserino d’idoneità

Andrebbe istituito, piuttosto, un tesserino di idoneità anche per l’elettore (e ancor di più per l’eletto vista la manica di inadeguati e inetti coi quali abbiamo oggi a che fare al governo), che non si basi solo sul raggiungimento della maggiore età (che peraltro per il voto andrebbe innalzata): un esamino di diritto pubblico e di storia contemporanea, con semplici domande che valutino almeno le conoscenze basilari circa la nostra forma di Stato.

Per determinare se chi va a votare (o, ripeto, ancor più chi viene votato) conosce perlomeno di che cosa stiamo parlando e in che Paese vive.

Perché dopo averne viste tante, mi sono fatto l’idea che la maggior parte di chi vota e di chi viene votato, non lo sappia. Ricordiamo qualche divertente servizio delle Iene nel quale la Iena di turno domandava ai parlamentari di quanti membri fosse composto il Parlamento o quando fosse stata votata la Repubblica. E ricordiamo soprattutto le risposte di alcuni. Inadeguati e ignoranti. Ecco una cospicua parte della classe politica italiana da che gente è composta. Un patentino di idoneità al voto, da rinnovare ogni 10 anni, come la patente dell’auto.

Se ci riflettiamo, chi guida senza patente non fa meno danni di chi vota un candidato premier a caso, senza conoscere un minimo di storia, senza sapere su quali principi si fonda il proprio Paese.

Una frase divertente di Indro Montanelli era: “Un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente”. Negli ultimi anni abbiamo avuto degli esempi lampanti di come votano gli italiani e di chi si candida per farsi eleggere.

Il suffragio universale: come ci siamo arrivati?

Altro che 16 anni. E’ il suffragio universale il vero dilemma. Un sistema ormai superato e anacronistico. È utile ricordarsi qui come ci siamo arrivati. Nel secolo XIX, fra gli stati italiani preunitari, nel Granducato di Toscana, nelle elezioni del marzo 1849 si concesse il suffragio universale maschile per i maggiori di 21 anni. E potevano essere eletti i maschi maggiori di 25 anni.

Con la legge del 1912 il diritto di voto fu esteso a tutti i cittadini maschi di età maggiore di 30 anni, senza restrizioni, rimanendo elettori i cittadini maschi di età inferiore, maggiorenni e con le restrizioni precedentemente in vigore.

Fu applicato nelle elezioni politiche del 1913 con il tradizionale collegio uninominale a doppio turno: il primo turno si svolse il 26 ottobre e il ballottaggio del secondo turno il 2 novembre 1913.

Con la legge 16 dicembre 1918 fu ampliato l’elettorato, sempre maschile, a tutti i cittadini con età maggiore ai 21 anni o che avessero prestato il servizio nell’esercito mobilitato. Il 31 gennaio del 1945, con l’Italia divisa ed il Nord sottoposto all’occupazione tedesca, il Consiglio dei ministri, presieduto da Ivanoe Bonomi, emanò un decreto che riconosceva il diritto di voto alle donne (decreto legislativo luogotenenziale nº 23 del 2 febbraio 1945).

Il 10 marzo 1946 ebbero luogo le prime elezioni “amministrative” con partecipazione femminile. Per quanto riguarda le “politiche”: il 2 giugno e la mattina del 3 giugno 1946 ebbe luogo il referendum per scegliere fra monarchia o repubblica a cui i cittadini e le cittadine italiane votarono, per la prima volta, con suffragio universale.

Una patente come per il motorino?

Non volge a mio favore che anche il conduttore radiofonico Fabio Volo, la pensi così. “Farei distinzione tra persone informate e non: se serve la patente per il motorino, è giusto che chi va a votare sia minimamente preparato”, ha detto scatenando però numerose polemiche. Dalle sue dichiarazioni si evince facilmente che la sua proposta sarebbe quella di ottenere, con modalità non precisate, una sorta di “patentino per il voto”.

Tuttavia, se la sua idea dovesse mai essere presa in considerazione, non è così ovvio che lui stesso venga promosso visto che i suoi studi finiscono con le medie: sono tanti coloro che sui social hanno commentato la vicenda accusando lo stesso “scrittore” di essere scarsamente preparato. “Quindi si sta auto escludendo?”, lo ha preso in giro qualcuno. Ciò che fa riflettere è che su Facebook sono numerosissime le pagine che propongono l’abolizione del suffragio universale. Sarà un caso? O sarà che la gente si è stufata di assistere all’operato di governi di incapaci, in molti casi nemmeno eletti o studiati a tavolino? Ma questo è un altro problema.

Fabrizio Boschi, classe 1974, originario di Fucecchio (Firenze), è laureato in Relazioni internazionali alla facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. Dopo qualche esperienza all'estero nelle organizzazioni internazionali (Osce, Croce Rossa Internazionale), intraprende la carriera giornalistica. Professionista dal 2008, dal 2002 al 2006 scrive per il "Cittadino Oggi" di Siena. Dal 2006 al 2010 lavora al "Giornale della Toscana", come inviato di cronaca nera e sanità. Nel 2010 assume l'incarico di capo ufficio stampa del Comune di Castiglione della Pescaia (Grosseto). Nel 2011 lavora a Roma come assistente parlamentare. In quel periodo collabora anche per l'emittente toscana "Italia 7". Dal 2012 vive a Milano e scrive per la redazione politica de "Il Giornale". Oggi collabora per diversi siti e testate. Ha scritto tre libri, l'ultimo uscito nel 2014 sulla scalata politica di Matteo Renzi: "La grande illusione" (Amon edizioni).


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Fabrizio Boschi, classe 1974, originario di Fucecchio (Firenze), è laureato in Relazioni internazionali alla facoltà di Scienze Politiche "Cesare Alfieri" di Firenze. Dopo qualche esperienza all'estero nelle organizzazioni internazionali (Osce, Croce Rossa Internazionale), intraprende la carriera giornalistica. Professionista dal 2008, dal 2002 al 2006 scrive per il "Cittadino Oggi" di Siena. Dal 2006 al 2010 lavora al "Giornale della Toscana", come inviato di cronaca nera e sanità. Nel 2010 assume l'incarico di capo ufficio stampa del Comune di Castiglione della Pescaia (Grosseto). Nel 2011 lavora a Roma come assistente parlamentare. In quel periodo collabora anche per l'emittente toscana "Italia 7". Dal 2012 vive a Milano e scrive per la redazione politica de "Il Giornale". Oggi collabora per diversi siti e testate. Ha scritto tre libri, l'ultimo uscito nel 2014 sulla scalata politica di Matteo Renzi: "La grande illusione" (Amon edizioni).

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