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Ponte Morandi, parla il fratello di una delle vittime: “Dal processo non mi aspetto la vendetta”

In occasione del quarto anniversario del crollo del Ponte Morandi ha parlato il fratello di una delle vittime.

Ponte Morandi fratello vittima

“I legali della difesa sostengono che se il viadotto autostradale fosse stato chiuso al traffico per effettuare i lavori di manutenzione necessari i cittadini sarebbero insorti. È vero, si sarebbero lamentati, ma si sarebbero lamentati da vivi”, a dirlo è il fratello è di una delle vittime in occasione del quarto anniversario del crollo del Ponte Morandi.

Ponte Morandi, parla il fratello della vittima: “I cittadini si sarebbero lamentati, ma lo avrebbero fatto da vivi”

A parlare in questa storia riportata da “Il fatto quotidiano” è Emmanuel Diaz. In questa tragedia aveva perso il fratello Henry, quest’ultimo tra le vittime più giovani del crollo del Ponte. La riflessione del giovane è partita dalla manutenzione che di fatto non c’è stata e la cui mancanza ha portato a quella drammatica conseguenza che oggi purtroppo è diventata storia: “I legali della difesa sostengono che se il viadotto autostradale fosse stato chiuso al traffico per effettuare i lavori di manutenzione necessari i cittadini sarebbero insorti.

È vero, si sarebbero lamentati, ma si sarebbero lamentati da vivi”, ha affermato.

Il giovane Emmanuel ha poi proseguito denunciando il fatto che si poteva e si doveva evitare il crollo del Ponte. Non solo. Il fatto stesso che si scelse di non chiudere il ponte per paura delle lamentele – è indice “della totale mancanza di senso di responsabilità di chi è chiamato a prendere scelte anche scomode per difendere la collettività. Nessuno si può sentire escluso, a partire dalle istituzioni che avrebbero dovuto vigilare su una società che riteneva di poter agire nella totale impunità e al di sopra della legge”.

“Cosa mi aspetto dal processo”

Non ultimo Emmanuel ha dichiarato che dall’esito del processo non si aspetta di ottenere la vendetta quanto piuttosto “la garanzia che simili regimi di impunità da parte di colossi finanziari non possano ripetersi e alle 43 vittime del crollo non vengano riservate frasi di circostanza ma siano riconosciute con un reale cambiamento nelle modalità di azione e controllo della sicurezza delle infrastrutture”.

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