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Prezzi del gas a Amsterdam scalan verso i 76 euro: cause e impatti

Prezzi del gas a Amsterdam scalan verso i 76 euro: cause e impatti

Il gas sul TTF di Amsterdam sfiora i 73 euro, poi supera i 76, spinto da tensioni USA‑Iran, lavori in Norvegia e problemi di stoccaggio in Germania.

Il mercato europeo del gas naturale sta vivendo un periodo di forte volatilità. Nella scorsa giornata il prezzo del gas scambiato sulla borsa TTF di Amsterdam ha superato i 73 euro per megawattora, per poi spingersi oltre i 76 euro in pochi giorni. Questi movimenti hanno immediatamente attirato l’attenzione degli operatori, dei consumatori industriali e delle autorità di regolamentazione, preoccupati per l’impatto sui costi energetici in tutta Europa.

Le oscillazioni dei prezzi sono influenzate da una combinazione di fattori geopolitici tecnici e logistici, che verranno analizzati nei paragrafi seguenti.

Il rialzo a 73,5 euro sui futures di ottobre

Il contratto future per il mese di ottobre è aumentato dell’1,95 % raggiungendo 73,47 euro per MWh. Questo livello rappresenta la prima volta che il prezzo del gas tocca la soglia dei 73 euro su questa piattaforma, segnalando una pressione al rialzo mai vista negli ultimi mesi.

La crescita è stata alimentata non solo dalla ripresa di alcune trattative diplomatiche tra Stati Uniti e Iran ma anche da problemi operativi in Scandinavia. In particolare, la Norvegia sta effettuando manutenzioni su impianti di estrazione e di distribuzione, una perdita di capacità che corrisponde a circa 5 milioni di metri cubi al giorno.

Fattori geopolitici: le riprese diplomatiche USA-Iran

Le discussioni tra Washington e Teheran, seppur ancora in fase preliminare, hanno ridotto le incertezze su possibili sanzioni aggiuntive, ma allo stesso tempo hanno mantenuto una certa tensione nei mercati energetici. La percezione di un rischio geopolitico moderato ha comunque spinto gli operatori a rivalutare le proprie esposizioni, contribuendo al rialzo dei contratti future. Questo contesto dimostra come le dinamiche politiche possano tradursi direttamente in movimenti di prezzo anche quando non vi è un vero conflitto armato.

Scalata sopra i 76 euro dopo l’intervento iraniano

Nel pomeriggio di un giorno successivo, il prezzo del gas ha oltrepassato i 76 euro, con i futures di ottobre in crescita del 5,74 % fino a 76,13 euro per MWh. L’impulso è stato in parte attribuito a una dichiarazione del presidente iraniano Masoud Pezeshkian pronunciata all’Assemblea dell’ONU, in cui ha affermato che “la resistenza dell’Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli”. Tale affermazione ha riacceso le preoccupazioni su possibili restrizioni future al flusso di gas proveniente dalla regione, spingendo gli investitori a chiedere premi di rischio più elevati.

Stoccaggi europei: ritardi e differenze tra Germania e Italia

Un ulteriore elemento di pressione sul prezzo del gas è rappresentato dalla capacità di stoccaggio dei paesi europei. La Germania registra ancora solo il 57 % di riempimento, pari a 141 TWh, contro l’86 % italiano, corrispondente a 175 TWh. L’intera Unione Europea, nel suo complesso, è al 70,24 % di quasi 795 TWh disponibili, con meno di un mese rimasto prima della chiusura della campagna per le scorte invernali. Il ritardo tedesco, associato a una domanda in crescita, sta contribuendo a mantenere i prezzi su livelli elevati, mentre l’Italia sembra avvicinarsi più rapidamente al target di sicurezza energetica.

Gli operatori dovranno monitorare costantemente le evoluzioni diplomatiche e le capacità di stoccaggio nazionali per valutare il futuro andamento di un mercato che, al momento, mostra una volatilità senza precedenti.

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