Quando gli studenti prendono le redini della scuola, il silenzio dei corridoi lascia spazio a voci e proteste. L’occupazione del liceo Parini di Milano da parte del collettivo Rebelde non è solo un gesto di dissenso, ma un tentativo di rendere visibili problemi concreti: strutture fatiscenti, offerta formativa limitata e scarsa attenzione al benessere psicologico.
Dall’altra parte, il preside Massimo Nunzio Barrella sceglie di vigilare personalmente sull’istituto, pur ribadendo che le occupazioni restano per lui “gesti illegali, antidemocratici e violenti”.
Studenti in protesta: l’occupazione del liceo Parini a Milano
Lunedì 9 febbraio il liceo classico Parini di Milano è stato teatro di un’occupazione studentesca promossa dal collettivo Rebelde. La decisione è scaturita da una consultazione interna che ha visto una partecipazione significativa: su 593 votanti, l’84,7% ha scelto di sostenere l’iniziativa, un consenso che, come hanno sottolineato gli studenti, “suona come una sberla in faccia alla dirigenza”.
Tra i motivi principali della protesta emergono criticità strutturali, carenze nell’offerta formativa e preoccupazioni per il benessere psicologico: i ragazzi denunciano bagni fuori uso, riscaldamento malfunzionante e la generale decadenza degli edifici; lamentano la chiusura di spazi specialistici come la torretta astronomica e l’eccessivo costo di gite considerate “di lusso”; segnalano inoltre un aumento della dispersione scolastica legato alla scarsa attenzione alla salute mentale, sacrificata spesso sull’altare dell’immagine pubblica della scuola.
Il collettivo Rebelde ha esteso la protesta oltre le mura scolastiche, puntando il dito contro le riforme governative, considerate come un tentativo di trasformare l’istruzione in un sistema gerarchico e militarizzato. Secondo gli occupanti, la scuola sembra preparare gli studenti a “guerra fuori dai confini e repressione dentro le aule”. Durante l’occupazione sono stati organizzati laboratori autogestiti e momenti di confronto; Viola, del collettivo, ha dichiarato a Radio Onda d’Urto che le attività formative alternative proseguiranno, trasformando l’istituto in uno spazio di apprendimento diverso dal solito schema scolastico.
Protesta al liceo Parini di Milano, il preside Barrella: “Sono alla mia settima occupazione in 6 anni”
Massimo Nunzio Barrella, dirigente del Parini, ha deciso di trascorrere la notte all’interno dell’istituto, vigilando sulla sicurezza di studenti e struttura. In una lettera pubblicata su Libero, il preside ha sottolineato: “Sono alla mia settima occupazione in 6 anni. Nulla di nuovo sotto il sole“. Pur stando fisicamente vicino agli occupanti, Barrella ha ribadito la propria posizione: definisce l’occupazione “un gesto illegale, antidemocratico e violento”, e condanna la chiusura nei confronti di chi esprime opinioni diverse. Per il dirigente, la protesta degli studenti appare spesso “una minestra riscaldata”, con rimandi che spaziano dalle critiche alla gestione scolastica, alle tensioni geopolitiche e alle accuse generiche al governo.
Il preside evidenzia come il ruolo della scuola non sia quello di impartire ideologie preconfezionate, ma di permettere agli studenti di coltivare autonomia e ragione critica. Richiamandosi ad Alberto Magno, Barrella ricorda il suo motto: “In dulcedine societatis quaerere veritatem“, una frase che rappresenta l’idea di una scuola capace di cercare la verità attraverso lo studio e il pensiero libero, senza lasciarsi guidare da slogan o pressioni esterne.
La sua presenza durante l’occupazione, infatti, non è un segno di complicità, ma di responsabilità educativa: garantire la sicurezza, stimolare il confronto e difendere il diritto allo studio, pur nel rispetto delle libertà civiche.