Il referendum sulla giustizia rappresenta un passaggio rilevante per il sistema istituzionale italiano, chiamato a esprimersi su una riforma che incide sull’assetto della magistratura. In assenza di quorum, il voto assume un significato fortemente politico oltre che giuridico, rendendo la partecipazione degli elettori l’elemento centrale per determinare l’esito e il peso del risultato. Seggi aperti dalle 7, ecco cosa sapere.
Referendum giustizia, seggi aperti oggi e domani: affluenza e modalità di voto
Le urne per il referendum sulla giustizia sono aperte dalle 7 alle 23 di oggi e riapriranno domani dalle 7 alle 15, momento in cui prenderà il via lo scrutinio con i primi exit poll. Gli aventi diritto al voto sono oltre 51,4 milioni, di cui circa 5,4 milioni residenti all’estero, che hanno potuto esprimersi per corrispondenza. Possono votare tutti i cittadini maggiorenni iscritti nelle liste elettorali del proprio Comune, presentandosi al seggio con un documento di identità valido e la tessera elettorale. Non è invece prevista la possibilità di voto per i fuorisede, che devono recarsi nel Comune di residenza per esercitare il proprio diritto.
Essendo un referendum confermativo, “non è previsto alcun quorum di partecipazione”: ciò significa che il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti e sarà determinato esclusivamente dai voti espressi. In questo quadro, la partecipazione assume un peso politico decisivo, diventando il vero fattore capace di orientare l’esito finale. I dati sull’affluenza saranno comunicati nel corso della giornata alle ore 12, 19 e 23, e poi alla chiusura definitiva delle urne. L’esperienza dei referendum precedenti conferma questa dinamica: livelli diversi di partecipazione hanno spesso inciso sulla forza politica del risultato, rendendo la mobilitazione degli elettori un elemento cruciale.
Referendum giustizia: cosa succede se vincono Sì o No
Il referendum riguarda la legge costituzionale intitolata: “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, che modifica diversi articoli della Costituzione ridefinendo l’assetto della magistratura. Tra le principali novità figurano la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, l’istituzione di due distinti Consigli superiori della magistratura – uno per ciascuna funzione – e l’introduzione di un’Alta corte disciplinare incaricata di valutare i procedimenti nei confronti dei magistrati. È previsto anche un sistema di selezione con sorteggio per ridurre il peso delle correnti interne.
“Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?”.
Il confronto politico resta acceso e coinvolge non solo i partiti ma anche il mondo della magistratura. I sostenitori del sì ritengono che la riforma possa garantire maggiore imparzialità e chiarezza nei ruoli, mentre i contrari temono un indebolimento dell’equilibrio tra accusa e difesa. In questo clima di forte contrapposizione, il voto assume un valore che va oltre il merito tecnico della riforma, configurandosi anche come un test politico sulla capacità dei diversi schieramenti di mobilitare il proprio elettorato.