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Scoperti 17 anticorpi che uccidono il coronavirus: la ricerca italiana

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Identificati 17 anticorpi monoclonali che neutralizzano il coronavirus in provetta. La scoperta da parte di un gruppo di scienziati italiani.

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Identificati 17 anticorpi monoclonali che neutralizzano il coronavirus in provetta. Una scoperta realizzata da un team di ricerca italiano guidato da scienziati del Laboratorio Monoclonal Antibody Discovery (MAD) presso la Fondazione Toscana Life Sciences.

Scoperti nuovi anticorpi

Una delle armi più promettenti nella lotta al Covid-19 è rappresentata dagli anticorpi monoclonali, usati per il trattamento dei pazienti contagiati.

Immunoglobuline sviluppate in laboratorio al pari degli anticorpi naturali che, una volta infuse nell’organismo presentano anche meno rischi rispetto al “plasma superimmune” usato per la plasmaterapia. Caratteristiche che hanno lanciato i laboratori di tutto il mondo a lavorare per mettere a punto le proprie immunoglobuline monoclonali e dove, tra quelli in testa, ci sono anche dei ricercatori italiani che ne hanno individuate ben 17 capaci di uccidere il virus in provetta.

Una scoperta guidata da un team di ricerca del Laboratorio Monoclonal Antibody Discovery (MAD) presso la Fondazione Toscana Life Sciences, in collaborazione con i colleghi dell’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – IRCCS di Roma, del laboratorio di analisi chimiche VisMederi Srl, del Dipartimento di Biotecnologie Mediche dell’Università di Siena e dell’Ospedale universitario di Siena. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, e il professor Rino Rappuoli, vaccinologo di fama internazionale della società di biotecnologie GSK Vaccines srl, figurano tra gli autori della ricerca.

L’identificazione dei anticorpi

Per identificare i 17 anticorpi monoclonali sono stati utilizzati i campioni biologici di sette pazienti che hanno combattuto e superato il Covid-19: ben 1.100 cellule B sono state analizzate, venendo incubate per due settimane con Proteina S, Spike, del coronavirus, che si lega al recettore ACE2 dell cellule umane durante l’invasione, nel tentativo di indurre la produzione di immunoglobuline.

Un tentativo che segue il processo iniziale d’infezione del coronavirus, e dove gli scienziati puntano a colpire proprio la proteina S che – se eliminata – perde il suo meccanismo infettivo. Dai test in vitro sono stati recuperati quindi ben 317 linfociti B che esprimevano anticorpi monoclonali umani in grado di “riconoscere” la proteina S, e della quali 74 sarebbero in grado di indebolire il legame tra il recettore e la proteina virale.

17, tra questi, neutralizzerebbero il virus in provetta. “Sono risultati estremamente promettenti, poiché mostrano effetto neutralizzante sul virus vivo”, avrebbero commentato i ricercatori. All’ADNKronos il dottor Claudia Sala del Med Lab ha spiegato il procedimento di selezione e test, che dovrebbe durare circa sei mesi, dopo la quale dovrebbe partire la sperimentazione clinica. In attesa dello sviluppo di un vaccino la speranza è quella di ottenere al più presto un farmaco utile nella lotta al coronavirus per i pazienti contagiati, da utilizzare anche per gli operatori sanitari. I dettagli della ricerca sono stati resi disponibili sul database inline BiorXiv, in attesa di una revisione paritaria per la pubblicazione su una rivista scientifica.


Nata a Senigallia, classe 1994, è laureata all'Accademia di Belle Arti di Brera ed ha frequentato l'Ecole Supérieur de Journalisme. Oltre che con Notizie.it, collabora con Waamoz.


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Lavinia Nocelli

Nata a Senigallia, classe 1994, è laureata all'Accademia di Belle Arti di Brera ed ha frequentato l'Ecole Supérieur de Journalisme. Oltre che con Notizie.it, collabora con Waamoz.

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