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Sánchez critica l'UE per la gestione della crisi migratoria a Ceuta

Sánchez critica l'UE per la gestione della crisi migratoria a Ceuta

Pedro Sánchez critica duramente i leader europei per la gestione della crisi migratoria a Ceuta, definendo le loro posizioni 'egoistiche' e 'illegali'.

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha lanciato accuse pesanti contro i suoi omologhi europei, definendo le loro posizioni sulla crisi migratoria a Ceuta come egoistiche e illegali. La tensione è esplosa dopo l’arrivo di circa 50.000 migranti dal Marocco nell’enclave spagnola di Ceuta, un evento che ha scatenato una reazione a catena tra i leader dell’Unione Europea.

La situazione ha raggiunto un punto critico il 31 luglio 2026, quando migliaia di migranti hanno cercato di entrare a Ceuta. Nonostante la maggior parte sia tornata in Marocco, la crisi ha messo in luce le profonde divisioni all’interno dell’UE sulla gestione delle frontiere e delle politiche migratorie.

Le accuse di Sánchez e la reazione dei leader europei

In una lettera indirizzata alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, al presidente del Consiglio Europeo António Costa e al primo ministro irlandese Micheál Martin, Sánchez ha criticato aspramente i suoi colleghi, affermando che le loro posizioni sono contrarie al diritto europeo, alle leggi umanitarie e ai principi di solidarietà che ci uniscono.

Il premier spagnolo ha anche difeso la sua politica di regolarizzazione di circa 1,2 milioni di migranti irregolari, sottolineando che questa misura non ha nulla a che fare con la crisi di Ceuta. Questo processo è basato su condizioni molto specifiche ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri spagnolo, tra cui la prova di residenza in Spagna prima del 1° e la residenza continua per cinque mesi consecutivi al momento della domanda.

Le critiche alla politica di regolarizzazione

Tuttavia, 22 leader europei, tra cui il cancelliere tedesco Friedrich Merz e la premier italiana Giorgia Meloni, hanno espresso serie preoccupazioni riguardo alla politica di regolarizzazione spagnola, definendola un fattore di attrazione che ha contribuito alla crisi. In una lettera congiunta, hanno sottolineato la necessità di coordinare le azioni per combattere l’immigrazione illegale e rafforzare le frontiere esterne dell’UE.

Tra i firmatari della lettera ci sono anche i leader di Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Svezia. Hanno anche proposto una videoconferenza dei ministri dell’Interno per concordare i prossimi passi.

Le tensioni all’interno dell’UE e le minacce alla zona Schengen

La crisi ha messo in evidenza le tensioni crescenti all’interno dell’UE, con alcuni leader che hanno proposto la sospensione temporanea della Spagna dall’area Schengen. L’Italia ha già imposto restrizioni sui movimenti da e verso la Spagna, e la Francia ha aumentato i controlli alle frontiere.

Sánchez ha risposto a queste minacce definendole non solo contrarie al diritto europeo, alle leggi umanitarie e ai principi di solidarietà, ma anche agli interessi a lungo termine dell’Europa e al buon senso più elementare. Ha anche ricordato che la Spagna ha registrato la metà delle entrate illegali rispetto all’Italia tra il 2026 e il 2026, e che non è la prima volta che i migranti vengono utilizzati come arma contro i membri dell’UE.

La situazione è ulteriormente complicata dalla diversità delle posizioni politiche tra i leader europei. Oltre ai conservatori come Merz e Meloni, anche esponenti di centro-sinistra come la premier danese Mette Frederiksen hanno sostenuto la proposta di sospensione della Spagna dall’area Schengen.

La crisi di Ceuta ha messo in luce le profonde divisioni all’interno dell’UE sulla gestione delle frontiere e delle politiche migratorie. Le tensioni tra Spagna e altri leader europei continuano a crescere, minacciando l’unità e la solidarietà del blocco.

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