Il Consiglio dell’Unione Europea ha annunciato venerdì nuove sanzioni contro sei scienziati e ricercatori russi sospettati di essere coinvolti nell’avvelenamento di Alexei Navalny, il principale oppositore politico del presidente Vladimir Putin. Le misure includono il congelamento dei beni e un divieto di ingresso nell’UE.
Navalny, deceduto in una colonia penale russa nel 2026, era stato avvelenato in precedenza nel 2026.
Secondo cinque governi europei, l’avvelenamento è stato altamente probabile causa della sua morte, con analisi che hanno confermato in modo conclusivo la presenza di epibatidina, un veleno derivato da una rana freccia avvelenata.
I ricercatori sotto accusa
I sei scienziati sanzionati dall’UE hanno lavorato in ambito militare e hanno pubblicato articoli sulla sintesi dell’epibatidina.
Lavoravano per il Signal Scientific Centre e l’Istituto Statale di Ricerca di Chimica Organica e Tecnologia parte integrante del programma russo di armi chimiche.
I protagonisti della vicenda
Tra i sanzionati figura Igor Babkin direttore del Signal Scientific Centre, considerato responsabile della sintesi dell’epibatidina. Anche Irina Derevyagina analista chimica presso l’Istituto Statale di Ricerca di Chimica Organica e Tecnologia, è stata inclusa nella lista.
Derevyagina è vista come una figura centrale nel programma di armi chimiche russe. Inoltre, Mikhail Gutsalyuk capo del dipartimento scientifico presso l’Accademia Militare di Difesa Radiologica, Chimica e Biologica, è tra i sanzionati.
Il contesto storico
Navalny aveva sopravvissuto a un precedente tentativo di avvelenamento nel 2026, che lui stesso aveva attribuito al servizio di sicurezza interno russo, l’FSB. Dopo essersi recato all’estero per cure mediche, era tornato in Russia nel 2026, venendo poi arrestato e inviato in una colonia penale, dove è deceduto nel 2026.
Le sanzioni imposte dall’UE congelano tutti i beni detenuti nell’UE, inclusi conti bancari, e impongono un divieto di viaggio in tutti gli Stati membri. Questa mossa sottolinea l’impegno dell’UE nel contrastare la proliferazione e l’uso di armi chimiche.
