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Satellite cinese in caduta sulla Terra: le aree interessate

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Il Tiangong-1 è fuori controllo e precipiterà sulla Terra. Molte le aree probabili dell'imminente impatto, tra cui anche l'Italia

Il satellite cinese Tiangong-1 è fuori controllo, ed è imminente la sua caduta sul pianeta Terra. Non è però ancora chiaro quale sarà il luogo esatto in cui avverrà l’impatto. La comunità scientifica è impegnata nello scoprire quale sarà il punto di caduta della pioggia dei detriti.

Impegnata nella ricerca anche l’Università La Sapienza di Roma. C’è la possibilità che il satellite precipiti proprio in Italia.

Satellite in caduta

Il Tiangong-1, satellite cinese fuori controllo, si schianterà sul pianeta Terra entro marzo. Tutta la comunità scientifica è impegnata a cercare di prevedere il luogo dell’impatto. Fino ad adesso, l’unica certezza è data dal fatto che i pezzi che sopravvivranno al calore del rientro in atmosfera precipiteranno in un’area compresa fra il 43 parallelo nord e il 43 parallelo sud.

Questa zona del pianeta Terra comprende anche l’Italia, da Firenze in giù.

Il satellite cinese Tiangong-1 (che vuol dire ‘palazzo celeste’) è di grosse dimensioni. Infatti, è largo 16 metri e pesa oltre 8 tonnellate. Al suo rientro in atmosfera, a causa della forza d’attrito, tenderà a surriscaldarsi e ad esplodere in molti frammenti. Alcuni di questi, potrebbero anche raggiungere il suolo del pianeta Terra ad elevatissima velocità. Il Tiangong-1 si muove a otto chilometri al secondo, e ha un’orbita a spirale.

Ogni 90 minuti, è compiuto un giro del pianeta Terra, e a ogni nuova orbita è sempre più in basso. Attualmente, si trova a meno di 270 chilometri d’altezza. A fine marzo, quando sarà a settanta chilometri, l’atmosfera più densa lo surriscalderà oltre il sostenibile. La pioggia dei detriti potrebbe avere un diametro di 1000 chilometri.

satellite

Lavoro dell’Università La Sapienza

Anche l’Università La Sapienza di Roma è impegnata nella ricerca del luogo preciso dell’impatto del satellite cinese. La Sapienza Scientific Observatory Network (Sson) è costituito da alcuni osservatori gestiti direttamente dall’ateneo, e dislocati sulla penisola italiana. Ve ne sono due a Roma, due a Collepardo nella provincia di Frosinone, uno ad Avezzano nella provincia dell’Aquila. Un altro osservatore è stabilito a Malindi in Kenya.

La Sson avvale, inoltre, della collaborazione tre importanti centri internazionali (due in Cile, uno a Berna).
I professori Fabio Santoni e Fabrizio Piergentili, nel mese scorso, avevano estrapolato da un video le curve di luce. Queste, possono aiutare a prevedere con una certa precisione la direzione del satellite prima dell’impatto sul pianeta Terra. È importante comprendere la resistenza all’aria di questo modulo spaziale, e quindi prevederne la direzione. I cinesi non vogliono dire quanto propellente ci sia a bordo, e con ogni probabilità si assisterà ad un’esplosione in cielo. Fabrizio Piergentili afferma che, di prassi, il rientro dei satelliti dovrebbe avvenire in maniera controllata, cercando di imporre da Terra una traiettoria che porti eventuali residui verso zone disabitate, per lo più nell’area del Pacifico. Tuttavia, in questo caso non è possibile intervenire e modificare la rotta del modulo fuori controllo. La comunità scientifica internazionale sta cercando di affrontare questi nuovi problemi.

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