La situazione dell’ex Ilva di Taranto si fa sempre più critica. Con un decreto della Corte d’Appello di Milano che impone la chiusura dell’area a caldo entro 90 giorni, i lavoratori e i sindacati sono scesi in piazza per chiedere certezze sul futuro dello stabilimento. La protesta ha visto un sciopero di 8 ore e il blocco della statale 100 tra Bari e Taranto, un segnale forte della tensione che aleggia tra i lavoratori.
La protesta dei lavoratori e le richieste dei sindacati
Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato lo sciopero per chiedere un futuro certo per i lavoratori e per lo stabilimento. “È tempo di prendere una decisione”, hanno dichiarato durante la protesta. I sindacati chiedono un piano nazionale straordinario che garantisca la continuità produttiva senza compromettere la sicurezza e l’ambiente.
“Rendere l’ex Ilva ecocompatibile con un ciclo produttivo che coniughi ambiente e salute, salvaguardando l’occupazione e con lo Stato garante della transizione”, è la richiesta principale.
Le dichiarazioni del ministro Adolfo Urso
Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso ha rilanciato la possibilità di costituire una cordata italiana per disinnescare la crisi.
“Dobbiamo disinnescare la bomba sociale e occupazionale innescata da quella sentenza”, ha dichiarato. Urso ha anche ribadito l’appello a Confindustria e Federacciai per creare un’offerta alternativa a quella del gruppo indiano Jindal.
Il decreto della Corte d’Appello e le conseguenze
Il decreto della Corte d’Appello di Milano ha stabilito che l’area a caldo dello stabilimento deve essere chiusa entro 90 giorni se non verranno garantiti i limiti di sicurezza sulle emissioni e bonificati gli impianti. Questo ha ribaltato le carte in tavola, complicando ulteriormente la situazione. Il gruppo Jindal ha proposto di accelerare la costruzione di un nuovo forno elettrico ‘carbon free’, ma con il sostegno pubblico. I commissari stanno valutando la sostenibilità della proposta, con una risposta attesa entro questa settimana.
I tavoli di negoziazione al Mimit
Da domani, al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, partiranno una serie di tavoli di negoziazione che si protrarranno fino al 6 agosto. Parteciperanno sindacati, istituzioni locali, Confindustria, Federmeccanica, Federacciai, i commissari di Ilva e di Acciaierie d’Italia, Cassa Depositi e Prestiti e le associazioni territoriali rappresentative del mondo dell’impresa. Le associazioni delle imprese chiedono un decreto del Governo che scongiuri un disastro socio-economico e un percorso industriale credibile, sostenibile e attuabile con tempi certi e investimenti definiti.
La situazione è complessa e richiede soluzioni rapide. Con oltre 14 anni di storia alle spalle, l’ex Ilva rappresenta un asset industriale strategico per l’Italia. La chiusura dell’area a caldo senza un piano di bonifica e un progetto industriale definito apre interrogativi enormi. Le parti coinvolte devono trovare una soluzione che garantisca la continuità produttiva, la sicurezza e l’occupazione, evitando un disastro socio-economico.
