L’Italia sta guidando una proposta ambiziosa per la creazione di centri di rimpatrio europei in Paesi terzi, noti come ‘return hub‘. Questa iniziativa, sostenuta da una coalizione di Stati membri, ha suscitato l’attenzione della Commissione europea, che si è detta pronta a valutare le proposte complete presentate dagli Stati membri.
La proposta italiana, che mira a rafforzare le frontiere esterne dell’Unione Europea, è al centro di una riunione dei ministri dell’Interno dell’UE.
Uno degli aspetti più delicati riguarda l’utilizzo di risorse europee per finanziare queste strutture, elemento considerato centrale nella proposta sostenuta dal governo italiano.
La coalizione dei ‘falchi’ e il sostegno politico
Intorno all’Italia si è consolidato un gruppo di Paesi che vede in prima fila Danimarca e Paesi Bassi. Questo nucleo è stato ulteriormente rafforzato da AustriaGrecia e Germania formando un fronte ampio che ha contribuito all’individuazione delle possibili sedi per gli hub europei.
Negli ultimi mesi, il sostegno politico si è rafforzato ulteriormente. Dopo la crisi di Ceuta, venti governi hanno sottoscritto una lettera promossa da Italia e Danimarca per chiedere un rafforzamento delle frontiere esterne dell’Unione. Tuttavia, restano le divergenze tra gli Stati membri, con FranciaSpagnaLussemburgo e Portogallo che non hanno aderito alla lettera inviata alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen.
Il regolamento europeo sui rimpatri e le possibili sedi
Sul piano normativo, il percorso ha già compiuto un passo importante: il regolamento europeo sui rimpatri che apre la strada ad accordi con Paesi terzi, è stato approvato dal Parlamento europeo e attende soltanto l’adozione formale da parte del Consiglio per entrare in vigore.
Tra le possibili sedi per gli hub europei, circola un’ampia lista preliminare che include GhanaSenegalTunisiaLibiaMauritaniaEgittoUgandaUzbekistanArmeniaEtiopia e Montenegro. Il precedente albanese, con il centro di Gjadër, resta un punto debole, con procedure di frontiera non ancora completamente implementate.
Le divergenze tra gli Stati membri
Le differenze tra gli Stati membri emergono soprattutto dalle assenze tra i firmatari delle iniziative politiche più recenti. Francia e Spagna hanno già manifestato in passato il proprio scetticismo rispetto alla creazione di centri di rimpatrio nei Paesi terzi. Le divergenze potrebbero riemergere anche durante il confronto tra i ministri dell’Interno previsto nei prossimi giorni.
Nonostante le divergenze, la maggioranza degli Stati membri è favorevole all’utilizzo dei fondi europei per finanziare gli hub. La Commissione europea ha ribadito che i prossimi passi spettano agli Stati membri, ma è pronta a valutare proposte complete basate sulla cooperazione strategica con i Paesi partner lungo l’intero percorso.
