La tensione tra Iran e Usa torna a crescere con nuovi scontri nel Golfo, mettendo a rischio la stabilità regionale e i delicati negoziati sul programma nucleare di Teheran. Tra minacce alla sicurezza, movimenti militari e nuove pressioni diplomatiche, lo scenario internazionale resta segnato da un fragile equilibrio.
Tensioni nel Golfo e negoziati nucleari: lo scontro tra Washington e Teheran resta aperto
Gli ultimi due giorni hanno segnato una nuova escalation nelle tensioni tra Iran e Stati Uniti, con una ripresa degli attacchi reciproci nel Golfo che ha provocato pesanti conseguenze sulla navigazione nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi strategici più importanti per il commercio mondiale di petrolio e gas. La situazione ha aumentato i timori sul futuro della fragile trattativa diplomatica tra Washington e Teheran, anche se, secondo quanto riferito alla Cnn da un funzionario statunitense, i colloqui tecnici sul programma nucleare iraniano continuerebbero senza interruzioni.
La fonte americana ha ribadito che «gli Stati Uniti restano impegnati a trovare una soluzione e i colloqui tecnici proseguono», sottolineando inoltre che «l’Iran non potrà mai possedere un’arma nucleare». Secondo il funzionario, il memorandum d’intesa rimane «basato sui risultati», mentre le recenti azioni di Teheran costituirebbero «un mancato raggiungimento degli obiettivi a un livello inaccettabile».
Particolarmente dura è stata anche la valutazione sugli attacchi contro navi civili, definiti dalla stessa fonte «atti di terrorismo».
Nonostante l’intensificarsi dello scontro militare, il traffico nello Stretto di Hormuz non sarebbe completamente bloccato. Secondo quanto riportato da Al Jazeera sulla base dei dati delle società di monitoraggio navale Kpler e Lseg, alcune imbarcazioni hanno continuato ad attraversare l’area.
La crisi resta comunque estremamente delicata e gli operatori marittimi continuano a monitorare con attenzione la situazione per i possibili rischi alla sicurezza della navigazione. Nel frattempo, Israele starebbe valutando un possibile coinvolgimento in nuovi attacchi contro l’Iran insieme agli Stati Uniti. Secondo quanto riferito dall’emittente pubblica Kan, le autorità israeliane attenderebbero il consenso del presidente americano Donald Trump prima di intervenire. Anche il New York Post, citando una fonte israeliana, ha riportato che il Paese sarebbe pronto a partecipare a eventuali future operazioni militari: «Siamo disposti a farlo di nuovo, se necessario», avrebbe dichiarato la fonte anonima. Israele, pur non volendo tornare a una situazione in cui «le persone dovevano rifugiarsi nei centri di accoglienza», non intenderebbe «ignorare ciò che sta accadendo in Iran» e sarebbe disposto ad accettare conseguenze se ritenute necessarie.
Scontri Usa-Iran, l’allarme dei media: “Teheran ha un nuovo piano per uccidere Trump”
Parallelamente alla crisi militare e diplomatica, in Iran si sono conclusi dopo sei giorni i funerali dell’ex leader supremo Ali Khamenei. La cerimonia, secondo quanto riportato dall’agenzia iraniana Fars News e ripreso da Sky News Uk, avrebbe registrato una partecipazione superiore ai 40 milioni di persone, tanto da essere definita dai media iraniani «il funerale più grande della storia mondiale». Le celebrazioni si sarebbero svolte anche con un breve passaggio in territorio iracheno, confermando la forte dimensione simbolica dell’evento per il Paese.
Sul fronte internazionale cresce invece l’allarme intorno alla sicurezza del presidente americano Donald Trump. Secondo il Wall Street Journal, Israele avrebbe fornito a Washington nuove informazioni di intelligence relative a un presunto piano iraniano per assassinare il leader statunitense. La notizia sarebbe arrivata il giorno successivo al rientro di Trump da Ankara, viaggio durante il quale il presidente avrebbe cambiato aereo per motivi di sicurezza.
Durante la permanenza in Turchia, Trump aveva già fatto riferimento alle minacce ricevute, dichiarando ai giornalisti: «Sono il primo della lista, finora immagino di essere stato un po’ fortunato, ma forse la fortuna non durerà a lungo». Successivamente, il presidente americano e il premier israeliano Benjamin Netanyahu hanno avuto un colloquio nel quale, secondo quanto riportato da Axios, avrebbero concordato di mantenere il «coordinamento tra i due Paesi» e di confrontarsi sulle prossime mosse. Il Wall Street Journal non ha chiarito se le informazioni sulle presunte minacce contro Trump siano state discusse direttamente durante il confronto tra i due leader.
Le accuse relative al possibile piano iraniano per colpire il presidente Usa si inseriscono in un quadro già caratterizzato da una forte contrapposizione tra Teheran e Washington. Secondo fonti israeliane citate dai media, gli attacchi reciproci potrebbero proseguire nei prossimi giorni, mentre Israele rimane pronto a un eventuale nuovo coinvolgimento militare. La situazione resta quindi sospesa tra la possibilità di un accordo diplomatico sul dossier nucleare e il rischio concreto di un’ulteriore escalation regionale.
