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Tommaso Paradiso e “L’ultima Luna” nella serata delle cover: il tributo a Lucio Dalla sul palco di Sanremo

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Due generazioni a confronto: Tommaso Paradiso e gli Stadio celebrano Lucio Dalla nella serata delle cover a Sanremo 2026.

La serata delle cover del Festival di Sanremo 2026 celebra la poesia e l’eredità musicale di Lucio Dalla: Tommaso Paradiso sale sul palco insieme agli Stadio per interpretare L’ultima Luna, un brano simbolo della carriera del cantautore bolognese, legato anche al film cult Borotalco di Carlo Verdone. Un tributo che unisce generazioni diverse e racconta la forza senza tempo della musica italiana.

Tommaso Paradiso e gli Stadio cantano Lucio Dalla: un ponte tra generazioni della musica italiana

Il duetto tra Tommaso Paradiso e gli Stadio unisce due generazioni della musica italiana: per Paradiso è la prima esperienza al Festival, in gara con I romantici, mentre gli Stadio vantano una lunga storia nella kermesse, dagli esordi nel 1984 con Allo stadio fino alla vittoria nel 2016. La serata delle cover si prospetta tra i momenti più intensi dell’edizione 2026, grazie all’incontro tra la sensibilità pop e cinematografica di Paradiso e la solidità cantautorale degli Stadio. Un tributo che rinnova la tradizione musicale italiana, dimostrando come un brano classico possa continuare a emozionare nuove generazioni.

Serata cover Sanremo, perché Tommaso Paradiso ha scelto “L’ultima Luna”: significato e testo

Il brano apre l’album omonimo del 1980 e accompagna il film cult Borotalco di Carlo Verdone. La canzone, composta da sette strofe che esplorano il rapporto tra l’uomo, il cosmo e il tempo che passa, riflette sulla fine di un’epoca e sulla complessità della vita, toccando temi come il dolore, la guerra e l’emarginazione.

Su Verdone, Paradiso racconta a Il Giornale: “Gli ho detto che avrei fatto quel brano per immortalare anche l’immaginario stupendo che ha creato con quel film e quelli a venire”. L’omaggio segna anche un anniversario importante: dieci anni dalla vittoria degli Stadio con Un giorno mi dirai, e rappresenta una celebrazione della poetica di Dalla, sospesa tra quotidianità e sogno.

L’ultima Luna

La settima luna
Era quella del luna-park
Lo scimmione si aggirava
Dalla giostra al bar
Mentre l’angelo di Dio bestemmiava
Facendo sforzi di petto
Grandi muscoli e poca carne
Povero angelo benedetto

La sesta luna
Era il cuore di un disgraziato
Che, maledetto il giorno che era nato
Ma rideva sempre
Da anni non vedeva le lenzuola
Con le mani, con le mani sporche di carbone
Toccava il culo a una signora
E rideva e toccava
Sembrava lui il padrone

La quinta luna
Fece paura a tutti
Era la testa di un signore
Che con la morte vicino giocava a biliardino
Era grande ed elegante
Né giovane né vecchio
Forse malato
Sicuramente era malato
Perché perdeva sangue da un orecchio

La quarta luna
Era una fila di prigionieri
Che camminando
Seguivano le rotaie del treno
Avevano i piedi insanguinati
E le mani, e le mani, e le mani senza guanti
Ma non preoccupatevi
Il cielo è sereno
Oggi non ce ne sono più tanti

La terza luna
Uscirono tutti per guardarla
Era così grande
Che più di uno pensò al Padre Eterno
Sospesero i giochi e si spensero le luci
Cominciò l’inferno
La gente corse a casa perché per quella notte
Ritornò l’inverno

La seconda luna
Portò la disperazione tra gli zingari
Qualcuno addirittura si amputò un dito
Andarono in banca a far qualche operazione
Ma che confusione
La maggior parte prese cani e figli
E corse alla stazione

L’ultima luna
La vide solo un bimbo appena nato
Aveva occhi tondi e neri e fondi e non piangeva
Con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
E volò via, e volò via
Era l’uomo di domani
E volò via, e volò via
Era l’uomo di domani

 

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