Da oltre un anno, misteriosi dischetti neri di plastica continuano a comparire sulle spiagge dell’Adriatico, dalla costa veneta fino alla Romagna e alla Puglia. L’origine dei materiali non è ancora stata individuata e Plastic Free torna a chiedere un intervento urgente per fermarne la dispersione in mare.
Spiagge invase da dischetti neri, il fenomeno continua sull’Adriatico: cosa sono
Da oltre un anno piccoli dischetti di plastica nera continuano a comparire sulle spiagge dell’Adriatico. Le segnalazioni più recenti arrivano dalla costa romagnola e dalla Puglia, dimostrando che il fenomeno non è rimasto confinato al litorale veneto dove erano stati registrati i primi ritrovamenti.
A lanciare nuovamente l’allarme è Plastic Free Onlus, organizzazione impegnata dal 2019 nel contrasto all’inquinamento da plastica, che sollecita le autorità a individuare rapidamente l’origine della dispersione e a fermare il passaggio di questi materiali verso il mare.
La vicenda era emersa nel gennaio 2025, quando migliaia di elementi scuri, sottili e leggermente concavi erano stati trovati sulla spiaggia di Rosolina Mare, nel Rodigino, vicino alla foce dell’Adige. Insieme ai dischetti erano stati raccolti anche pezzi di guaine plastiche e frammenti di piccoli tubi corrugati.
Non si tratta di semplici rifiuti: sono supporti plastici per film biologico, chiamati carrier, utilizzati negli impianti di trattamento delle acque reflue.
Questi elementi servono a offrire una superficie sulla quale possono svilupparsi i microrganismi coinvolti nei processi biologici di depurazione.
Da dove arrivano i dischetti? L’ipotesi sull’Adige e i nuovi ritrovamenti
La provenienza dei materiali non è ancora stata accertata. Tra le ipotesi più accreditate c’è quella di un malfunzionamento o di un problema nel contenimento di un impianto di depurazione situato nel bacino dell’Adige, tra Veneto e Trentino-Alto Adige. I carrier potrebbero essere finiti nel corso d’acqua, raggiungendo la foce e venendo successivamente trasportati lungo la costa. A rafforzare questa ipotesi è proprio la distribuzione dei ritrovamenti: le maggiori concentrazioni sono state rilevate a Rosolina Mare e nei pressi della foce dell’Adige, ma i dischetti sono comparsi anche a Chioggia, Sottomarina, Isola Verde, lungo l’Adige nel territorio di Verona, sulla costa romagnola e in Puglia.
Un monitoraggio condotto da Plastic Free durante il “Weekend del Mare” dello scorso maggio, seguendo il protocollo ISPRA e le indicazioni comunitarie, ha portato al conteggio di 87 dischetti in tratti campione di 100 metri tra Chioggia, Rosolina Mare, Porto Viro e Porto Tolle. Le successive raccolte effettuate a Rosolina Mare hanno inoltre evidenziato la presenza di nuovi materiali sull’arenile, facendo ipotizzare che la dispersione non sia ancora terminata.
“Siamo stati i primi a segnalare la presenza dei dischetti spiaggiati a Rosolina nel gennaio 2025“, ha ricordato Riccardo Mancin, referente di Plastic Free, sottolineando la delusione per il fatto che, a distanza di oltre un anno, non siano ancora state chiarite origine e dinamica del fenomeno. L’associazione manifesta preoccupazione per le possibili conseguenze ambientali dei dischetti, a cui si aggiungono numerosi frammenti di piccoli tubi corrugati, e rinnova l’appello alle autorità affinché venga individuata la fonte della dispersione e interrotto il flusso di plastica verso fiumi e mare, nell’interesse del territorio e soprattutto della tutela dell’ambiente.
