×
L’opinione di Stefano Sylos Labini

Stiamo andando verso un nuovo ordine monetario?

La decisione della Russia di far pagare le proprie esportazioni in rubli si potrebbe allargare ad altri Paesi, a partire dalla Cina. Potrebbe dunque aprirsi un mondo da terza Bretton Woods.

nuovo ordine monetario

Il conflitto in Ucraina si sta trasformando da militare in energetico e monetario. Anche se la Russia è sempre più isolata dai Paesi occidentali, sta trovando il sostegno dell’India che compra greggio degli Urali in rubli e della Cina che paga in yuan.

Diverse società cinesi hanno utilizzato valuta locale per acquistare il carbone russo, mentre Mosca sta accettando pagamenti in rupie e rubli dagli acquirenti indiani.

Tanto per capire la portata delle forze in campo, la Cina e l’India insieme rappresentano quasi 3 miliardi di persone, mentre gli Stati Uniti e l’Europa meno di 1 miliardo di persone. Sul piano energetico, i combustibili fossili continuano a soddisfare oltre l’80% del fabbisogno energetico mondiale con le importazioni di Cina e India che stanno registrando una crescita continua trainata dall’espansione delle rispettive economie.

In particolare, la Cina è il principale consumatore di energia del pianeta con 3.274 Mtep, pari al 23,6% dei consumi totali, con un tasso di crescita medio annuo del +4,3%.

Secondo il database di Bloomberg Economics, nel 2022 la Russia incasserà 321 miliardi di dollari dalle esportazioni di energia, in aumento di un terzo rispetto al 2021 grazie alla fiammata dei prezzi. Gli incassi che derivano da gas e petrolio sono un grande sostegno sul fronte del surplus commerciale, con la Russia che esporta più di quanto acquisti dall’estero.

Circa il 60% delle esportazioni russe sono rappresentate da fonti energetiche, l’11% da metalli e prodotti in metallo, l’8% da concimi per l’agricoltura e fosfati, il 7% da cereali.

L’avanzo delle partite correnti è fonte di stabilità per il rublo e se i prezzi dell’energia rimangono elevati e i grossi importatori di energia e materie prime continuano ad acquistare, il conto corrente rimarrà in eccedenza. La decisione della Russia di far pagare le proprie esportazioni in rubli si potrebbe allargare ad altri Paesi, a partire dalla Cina.

Se la Cina iniziasse a farsi pagare le esportazioni nella propria moneta e, grazie ad accordi, riuscisse a pagare le importazioni sempre nella propria moneta (ad esempio l’Arabia Saudita è in trattative con Pechino per prezzare parte del greggio in yuan), si potrebbe mettere in moto un processo di dedollarizzazione, dopo anni di incontrastata sovranità monetaria mondiale del dollaro come mezzo intermediario degli scambi e riserva di valore.

Potrebbe dunque aprirsi un mondo da terza Bretton Woods, dopo la prima del luglio 1944 con il predominio del dollaro convertibile in oro con cambi fissi e la seconda che segue la dichiarazione di inconvertibilità del dollaro in oro nel 1971 con tassi di cambio variabili.

In questo quadro le sanzioni applicate dai Paesi occidentali nei confronti della Russia appaiono assolutamente inadeguate a tagliare le gambe all’impero russo e, anzi, potrebbero accelerare il processo di indebolimento del dollaro (e a ruota dell’euro) poiché stanno spingendo la Russia a percorrere nuove strade monetarie e a stringere nuovi accordi sul piano energetico e commerciale a livello globale.

Il nostro Paese si trova in una situazione di estrema debolezza poiché dipende in larga misura dalle importazioni di gas russo. La dichiarazione di Draghi che ha fatto scalpore “volete la pace o i condizionatori accesi?” più onestamente avrebbe dovuto suonare così: “volete la pace o milioni di disoccupati e decine di migliaia di fallimenti delle imprese?”. Pertanto, il nostro Paese si dovrebbe fare promotore di un’azione volta a coinvolgere i leader più importanti dell’Europa – Scholtz, Macron e Sanchez – per preparare una proposta congiunta.

L’obiettivo è quello di raggiungere un compromesso con Putin per far cessare la guerra il prima possibile e per raggiungere una stabilizzazione del continente europeo. Ciò è nell’interesse non solo dell’Europa ma anche degli Stati Uniti se vogliono mantenere ancora il predominio del dollaro sui mercati finanziari e naturalmente del popolo ucraino che sta subendo un massacro di cui non si vede la fine.

Contents.media
Ultima ora