Il 2 agosto 1980, alle 10:25, un’esplosione devastante squarciò la stazione di Bologna Centrale, lasciando dietro di sé una scia di dolore e distruzione. L’attentato, che causò la morte di 85 persone e il ferimento di 216, è considerato il più grave atto terroristico della storia repubblicana italiana.
Questo tragico evento non solo colpì il cuore di Bologna, ma scosse l’intera nazione, mettendo in luce le fragilità di un sistema che, nonostante gli sforzi, faticò a trovare subito la verità.
Solo dopo anni di indagini e depistaggi, la giustizia riuscì a fare il suo corso, condannando i responsabili di un atto che mirava a sovvertire i principi democratici del nostro Paese.
L’attentato e le sue conseguenze immediate
L’ordigno, contenuto in una valigia e posto nella sala d’aspetto di seconda classe, esplose causando il crollo dell’ala ovest della stazione.
L’onda d’urto e i detriti devastarono il parcheggio dei taxi e distrussero un tratto della pensilina del primo binario, investendo anche il treno Ancona-Basilea in sosta. La miscela esplosiva, composta da 15 kg di materiale militare risalente alla Seconda Guerra Mondiale, fu posizionata a circa 50 cm d’altezza su un tavolino portabagagli.
Immediatamente si attivarono i soccorsi, con cittadini, vigili del fuoco e viaggiatori che prestarono i primi aiuti alle vittime.
La corsia di destra dei viali di circonvallazione fu riservata alle ambulanze, e i mezzi di soccorso, tra cui autobus e auto private, furono impiegati per trasportare i feriti agli ospedali. Il corpo di Maria Fresu, una delle vittime, non fu ritrovato subito e solo il 29 dicembre 1980 si accertò che i resti sotto il treno diretto a Basilea appartenevano a lei.
Le indagini e i depistaggi
Le indagini si indirizzarono subito verso la pista neofascista, ma solo dopo un lungo iter giudiziario e numerosi depistaggi, la sentenza definitiva del 1995 condannò Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, appartenenti ai Nuclei armati rivoluzionari. Nel 2007 fu condannato anche Luigi Ciavardini, minorenne all’epoca dei fatti, e nel 2026 Gilberto Cavallini.
Negli anni 2026, ulteriori indagini della procura di Bologna accertarono che tra gli esecutori materiali vi fu anche Paolo Bellini e che i capi della loggia P2, Licio Gelli e Umberto Ortolani, finanziarono gli esecutori e altri organizzatori della strage. Le sentenze hanno inoltre accertato che la strage fu coordinata da esponenti dei servizi segreti italiani e da altri apparati dello Stato “deviati”.
Il ruolo della loggia P2 e i servizi segreti
La loggia massonica Propaganda 2, o P2, era un gruppo di potere occulto con ramificazioni all’interno dello Stato italiano. Nel 1981, una perquisizione nei recapiti di Licio Gelli portò alla luce elenchi di affiliati, tra cui molti funzionari in posizioni di vertice dei servizi segreti italiani. La P2 esercitava il suo controllo anche su importanti mezzi di informazione.
Il servizio segreto civile, diretto dal generale Giulio Grassini, e il servizio segreto militare, diretto dal generale Giuseppe Santovito, entrambi affiliati alla P2, giocarono un ruolo cruciale nei depistaggi. Il SISMI fornì ai magistrati notizie false per indirizzare i sospetti oltre confine, mentre il SISDE abbandonò le indagini verso l’eversione neofascista interna su pressione di Gelli.
Il culmine delle azioni di depistaggio si raggiunse il 13 gennaio 1981 con l’operazione “Terrore sui treni”, un falso costruito dal gruppo deviato del SISMI per accreditare la tesi della pista estera. La Corte d’assise di Roma accertò che le informazioni erano false e costruite nell’ufficio di Musumeci e Belmonte, con la connivenza di Santovito.
La risposta della comunità e il ricordo
Nel pomeriggio del 2 agosto, il presidente della Repubblica Sandro Pertini giunse a Bologna in elicottero e, in lacrime, affermò di fronte ai giornalisti: “Non ho parole, siamo di fronte all’impresa più criminale che sia avvenuta in Italia”. Nei giorni successivi, piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e protesta da parte della popolazione.
L’Associazione tra i familiari delle vittime della strage di Bologna del 2 agosto 1980 si costituì il 1º giugno 1981 con l’obiettivo di ottenere giustizia. L’impulso dell’Associazione e dei suoi avvocati fu prezioso per il processo che individuò i mandanti, contribuendo a tenere vivo il ricordo e a fare rete con le analoghe associazioni di familiari delle vittime della strategia della tensione.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricordando la strage, ha affermato: “Quell’impegno, quella solidarietà che Bologna e l’Italia intera seppero offrire per impedire che gli assassini e i loro complici riuscissero nell’intento di sovvertire i principi costituzionali, colpire la convivenza e le conquiste sociali. Il popolo italiano li ha sconfitti nella gravosa ricerca della verità. La Repubblica è grata ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che, con il loro lavoro, si sono dimostrati più forti dei tentativi di depistaggio e ai familiari delle vittime per il loro appassionato impegno per la verità. Fare giustizia è vittoria della democrazia”.
