La guerra in Medio-Oriente non sta causando problemi solo al costo del carburante ma a sua volta crea una catena di disagi su altri beni necessari per la sopravvivenza delle persone come ad esempio andare a fare la spesa quotidiana, una missione vera e propria grazie alla continua difficoltà nel reperire le merci a cui siamo abituati.
Guerra in Medio-Oriente, il rischio fertilizzanti
Ora uno dei temi centrali legati al conflitto medio-orientale è sui fertilizzanti che permettono di dar vita alle coltivazioni di frutta e verdura. Essi vengono dal medio oriente e complice la guerra i prezzi per produrli si alzeranno.
Di conseguenza costeranno maggiormente al coltivatore che per star dentro nei costi alzerà il prezzo di frutta e verdura e dei beni che li utilizzano.
Il risultato è che il consumatore si troverà a pagare di più lo stesso bene. E’ la normale conseguenza della dipendenza da altre nazioni.
Non solo i fertilizzanti e le verdure, anche altri beni di consumo che acquistiamo stanno per subire il medesimo trattamento.
Timori scaffali vuoti, per i prossimi giorni
Mentre tutto o quasi lievita in termini di prezzi, vi è un altro grande problema da affrontare.
Con la chiusura dello Stretto di Hormuz le merci faticano ad arrivare in Europa e quindi in Italia.
Il primo effetto di questa difficoltà è legato agli operatori della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) ovvero coloro che permettono di farci trovare la merce sugli scaffali dei supermercati.
Come riporta Repubblica attualmente si riesce a reggere il colpo ma con l’ultimo grande carico è arrivato solo il 50% della merce. Il rischio più grande è quello di vedere gli scaffali vuoti nelle prossime settimane perché mancano i beni di prima necessità.
Non serve fare allarmismo e correre a prendere l’ultima confezione di pasta, ma è bene far luce sui rischi concreti che potremmo vivere tutti, qualora il conflitto vada avanti per un periodo prolungato.