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Morte della piccola a Bordighera, le indagini ricostruiscono giorni e dinamiche familiari

Morte della piccola a Bordighera, le indagini ricostruiscono giorni e dinamiche familiari

Le deposizioni delle due sorelline hanno permesso agli inquirenti di delineare un quadro familiare di violenze e trascuratezza a Bordighera: dalla sera del 7 febbraio fino al ritrovamento del corpo il 9 febbraio, emergono omissioni e comportamenti gravissimi che hanno portato all'arresto della madre e del compagno.

Le indagini sulla morte della bambina di due anni trovata senza vita a Bordighera hanno assunto nuove sfumature grazie alle dichiarazioni raccolte durante le audizioni protette delle sue due sorelline. Gli elementi raccolti dagli inquirenti e ricostruiti nell’ordinanza di custodia delineano un contesto familiare caratterizzato da ripetute vessazioni e omissioni, che hanno condotto alla misura cautelare nei confronti del compagno della madre, Emanuel Iannuzzi, e al proseguimento dell’inchiesta per la madre già in carcere.

Il documento giudiziario di 33 pagine, firmato dal giudice per le indagini preliminari, contiene descrizioni circostanziate di quotidiane sevizie e comportamenti sanzionabili che, incrociati con le testimonianze, hanno permesso agli investigatori di ricostruire le ore antecedenti il decesso e il contesto generale in cui vivevano le tre bambine.

Le audizioni delle bambine e il quadro ricostruito

Le deposizioni più significative sono quelle della sorella maggiore, di nove anni, e della sorellina di sette anni, ascoltate in modalità protetta. Attraverso i loro racconti, gli investigatori hanno ricostruito episodi frequenti di maltrattamento e di abbandono: la madre sarebbe stata spesso assente o dedita a comportamenti autodistruttivi, mentre il compagno avrebbe usato violenza fisica nei confronti dei figli.

Nell’ordinanza si parla esplicitamente di crudeltà e di comportamenti reiterati nel tempo che hanno compromesso il benessere psicofisico delle minori.

Dettagli delle testimonianze

Secondo il racconto della bambina di nove anni, la sera del 7 febbraio la famiglia si trovava a Perinaldo, casa di Iannuzzi, dove erano presenti anche degli amici. Un testimone avrebbe notato la piccola in condizioni preoccupanti, con un livido evidente dalla mascella al collo, mentre gli adulti avrebbero continuato a mangiare, bere alcool e consumare sostanze. Le due sorelle avrebbero cercato di assistere la più piccola senza però ottenere aiuto dagli adulti presenti.

Rifiuto di cure e giustificazioni

Dal racconto emerge anche il motivo per cui la madre non avrebbe portato la bambina in ospedale: temeva che una visita potesse portare la famiglia a una situazione giudiziaria meno favorevole, citando la possibilità che il nonno paterno chiedesse l’affido. Questa motivazione, riportata nelle indagini, costituisce un elemento chiave sull’omissione di soccorso comparata agli altri episodi di violenza descritti.

La sequenza degli ultimi giorni e il ritrovamento

Le audizioni ricostruiscono la successione di eventi dalla sera del 7 febbraio fino al ritrovamento del corpo il 9 febbraio da parte degli operatori del 118. La mattina successiva al party a Perinaldo, la piccola sarebbe stata portata in bagno da Iannuzzi: le sorelle riferiscono di averla sentita urlare, di averla vista sanguinare dal naso e priva di lucidità. Nonostante le condizioni evidenti, nessuno avrebbe allertato i soccorsi in tempo utile.

Comportamenti in viaggio e indicazioni alle bambine

Secondo gli atti, nel tragitto verso Bordighera la piccola sarebbe stata avvolta in una coperta rossa con il volto non visibile. Durante il viaggio la madre e il compagno avrebbero imposto alle due sorelle maggiori il silenzio, ordinando di non rivelare la permanenza a Perinaldo né di identificare Iannuzzi. All’arrivo a Bordighera i soccorsi hanno constatato che la bambina era già deceduta da alcune ore.

Impatto sui minori e misure protettive

Il giudice nell’ordinanza evidenzia come le due figlie superstiti abbiano subito un vasto turbamento psichico, tale da rifiutare il ritorno nell’abitazione di Bordighera. Il Tribunale per i Minorenni ha disposto un percorso di collocazione protetta, accolto con adesione dalle bambine, segnale del loro distacco da un ambiente ritenuto fonte di sofferenza. Il documento sottolinea la cooperazione attiva e passiva della madre che avrebbe contribuito a rendere l’ambiente familiare insostenibile.

Le misure cautelari e le indagini in corso mirano ora a chiarire compiutamente la dinamica degli eventi e a valutare eventuali responsabilità penali aggiuntive. La vicenda pone l’accento sulla necessità di sistemi di tutela efficaci per i minori e su una rete di segnalazioni capace di intercettare situazioni di rischio prima che degenerino.