Il fermo contro il caro carburante sta provocando carenze nei supermercati soprattutto nel Mezzogiorno, ma le ripercussioni sulla distribuzione raggiungono anche il Nord e il Centro Italia. Il rischio per le regioni settentrionali riguarda soprattutto i ritardi lungo la filiera, con possibili conseguenze su rifornimenti, prezzi e sprechi alimentari.
Supermercati e distribuzione, il Mezzogiorno resta l’area più colpita
Le ripercussioni più pesanti continuano a concentrarsi nel Sud Italia. In Campania, tra Napoli, Caserta e Salerno, i ritardi nei rifornimenti hanno interessato soprattutto i reparti dei prodotti freschi. Le segnalazioni riguardano carne, latte, uova, verdura, salumi e formaggi. Nell’area casertana, il rallentamento delle operazioni di carico e scarico nei poli logistici di Carinaro, Teverola e nelle zone limitrofe ha complicato la distribuzione delle merci verso i supermercati.
In alcuni punti vendita sono state segnalate carenze anche di pasta, farina, mozzarella, zucchero, passata di pomodoro e pancarré. La preoccupazione dei consumatori, inoltre, rischia di aggravare la situazione: la corsa agli acquisti e l’accumulo di scorte possono accelerare l’esaurimento delle disponibilità residue.
In Puglia, tra il Foggiano e il Barese, sono state segnalate difficoltà per farina, uova, latte, pesce e prodotti ortofrutticoli.
Il 20 ottobre alcuni supermercati Dok del gruppo Megamark hanno comunicato ai clienti la sospensione temporanea delle consegne, a causa delle manifestazioni in corso. Anche in Calabria la riduzione degli approvvigionamenti ha colpito gli alimenti più deperibili: nel Cosentino, dopo diversi giorni senza regolari scarichi di merce, alcuni punti vendita hanno registrato l’esaurimento delle scorte di uova e farina, mentre frutta e verdura hanno cominciato a scarseggiare.
La Sicilia rappresenta uno dei territori maggiormente esposti alle conseguenze del fermo. A Palermo, Catania e Messina sono state segnalate difficoltà nei reparti di ortofrutta, carne, latticini e surgelati. La dipendenza dai collegamenti con la terraferma rende particolarmente delicato il rifornimento dell’isola. A questo si aggiunge il rischio per gli agricoltori, che potrebbero non riuscire a commercializzare i prodotti già raccolti, con conseguenti perdite economiche e sprechi alimentari. Le criticità hanno interessato anche il Molise, con segnalazioni di scaffali parzialmente vuoti a Termoli, soprattutto per frutta e verdura.
Il confronto tra il ministro Matteo Salvini e le associazioni di settore ha aperto la strada a un primo tentativo di mediazione. Federdistribuzione ha accolto «con favore» il dialogo, avvertendo però che in diversi territori la situazione rimane critica. Fedralog, invece, ha annunciato l’intenzione di proseguire il fermo fino al 27 ottobre, in attesa di indicazioni concrete sulle misure da adottare.
Supermercati vuoti anche al Centro-Nord? Parte la corsa alle scorte: ecco cosa sta finendo
La protesta degli autotrasportatori contro il caro carburante, iniziata il 16 ottobre, sta mettendo sotto pressione la distribuzione alimentare italiana. Sebbene i blocchi più significativi siano concentrati nel Mezzogiorno, i primi disagi si stanno manifestando anche al Centro, dove i ritardi nelle consegne rischiano di compromettere la regolarità dei rifornimenti. Le segnalazioni riguardano in particolare il Lazio, mentre per il Nord il pericolo è legato soprattutto alle interruzioni dei collegamenti commerciali tra le diverse aree del Paese.
Un monitoraggio di Consumerismo No Profit condotto tra il 17 e il 18 ottobre ha rilevato carenze in alcuni punti vendita di Sora, Cassino e Fabrica di Roma. Le difficoltà interessavano soprattutto frutta e verdura, carne, salumi e latticini. Anche il Centro agroalimentare di Roma ha segnalato problemi negli arrivi di alcuni prodotti ortofrutticoli, tra cui pomodori, peperoni e uva. Nel resto del Centro-Nord la situazione appare ancora differenziata. In alcune aree le merci continuano ad arrivare regolarmente, mentre altrove si avvertono tensioni sulla disponibilità di prodotti provenienti dalle regioni meridionali. Al momento non emerge un blocco generalizzato dei supermercati settentrionali, ma l’eventuale prolungamento della protesta potrebbe ampliare i ritardi nelle consegne e rendere più difficoltoso il rifornimento dei prodotti freschi.
