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Terremoti in Venezuela: 1.430 vittime e 51.000 dispersi

Terremoti in Venezuela: 1.430 vittime e 51.000 dispersi

Il Venezuela piange 1.430 vittime e 51.000 dispersi dopo i terremoti gemelli. I sopravvissuti accusano il governo di abbandono.

I terremoti gemelli hanno colpito il Venezuela il 24 giugno 2026 alle 22:04 UTC, provocando un bilancio aggiornato di 1.430 vittime e 51.000 dispersi. Le scosse, tra le più forti registrate nell’area in oltre un secolo, hanno interessato in particolare lo stato di La Guaira con la città di Macuto indicata tra i centri più colpiti.

Ultimo aggiornamento: 30 giugno 2026.

L’emergenza resta critica per l’elevato numero di dispersi e per i danni diffusi a infrastrutture e servizi essenziali. Le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso con rinforzi internazionali, mentre le autorità hanno adottato misure straordinarie per la sicurezza e il coordinamento degli aiuti. Il JRC dell’Unione Europea monitora gli sviluppi, e le stime indicano tempi lunghi per la stabilizzazione del quadro post-sisma.

Bilancio e cronologia del sisma

Le scosse principali hanno raggiunto magnitudo 7.2 e 7.5 rendendo l’evento il più potente dell’area da 126 anni. Il conteggio ufficiale parla di 1.430 morti oltre 51.000 dispersi e almeno 3.360 feriti. Sono risultate danneggiate circa 1.400 strutture tra cui 13 ospedali e 25 centri commerciali mentre circa 3.000 persone hanno perso l’abitazione.

La ricerca dei dispersi prosegue con priorità nelle aree costiere e urbane dove il crollo di edifici ha complicato le attività di USAR (Urban Search and Rescue).

Alle 18:04 di mercoledì numerosi smartphone nel paese hanno ricevuto un avviso di Google con preannuncio di scosse imminenti. Il sistema, basato sulla fisica del moto sismico e su reti di sensori, non prevede i terremoti ma fornisce secondi preziosi di early warning per ridurre l’esposizione al rischio. L’allerta tecnologica ha affiancato le misure sul campo senza sostituirne le funzioni operative.

Soccorsi e aree colpite: La Guaira e Macuto

Lo stato di La Guaira è stato militarizzato per gestire accessi, soccorsi e distribuzione di cibo e acqua con la presidente ad interim Delcy Rodríguez che ha confermato la misura. A Macuto i soccorritori hanno operato tra stabilità precarie e macerie complesse. Squadre specializzate hanno segnalato probabilità ridotte di ritrovare vivi nel crollo di un complesso edilizio, orientando parte degli sforzi al recupero e alla messa in sicurezza delle aree instabili.

Le accuse di abbandono e di scarsa coordinazione da parte dei sopravvissuti hanno accompagnato le prime fasi dell’emergenza. Ritardi nelle comunicazioni e nella logistica degli aiuti hanno aggravato le difficoltà, mentre le condizioni meteo e i danni alle infrastrutture hanno rallentato l’arrivo dei mezzi. Le squadre continuano a operare senza sosta nelle finestre temporali ancora utili per il salvataggio.

Supporto internazionale e allerta scosse

Un KC-767 dell’Aeronautica Militare italiana è atterrato alle 3:30 alla base El Libertador di Maracay con circa cento tra vigili del fuoco, medici e personale sanitario, subito instradati verso le zone rosse. Il governo spagnolo ha inviato un A330 con 59 militari e 40 unità USAR mentre l’India ha messo a disposizione un’unità ospedaliera da campo e 35 tonnellate di materiale di soccorso. L’INGV ha avvertito che ulteriori scosse di magnitudo elevata sono probabili, con eventi almeno di 6.0 attesi nei prossimi giorni.

Il Ministero degli Esteri italiano ha segnalato tra gli italo-venezuelani 3 morti5 feriti e 35 dispersi. Tra i dispersi figura Francesca Mannina originaria di Balestrate (Palermo), con appelli attivi sulla piattaforma locale per informazioni utili. La comunità internazionale mantiene il dispositivo di assistenza, mentre si valuta l’estensione del supporto tecnico e sanitario nelle aree con maggiore impatto.

Gestione dell’emergenza e criticità operative

Le autorità venezuelane hanno attivato operazioni di soccorso su vasta scala, con priorità alla ricerca dei dispersi e alla distribuzione di beni essenziali. Rimangono segnalati deficit di coordinamento e carenze di risorse sul territorio, su cui stanno intervenendo organizzazioni umanitarie e partner esteri. L’attenzione è concentrata sul ripristino di sanitàviabilità e comunicazioni nelle province costiere maggiormente danneggiate.

La prospettiva operativa resta di medio periodo: le stime parlano di settimane, se non mesi, per la stabilizzazione del quadro emergenziale. La richiesta di ulteriori donazioni e mezzi specializzati è in corso, mentre prosegue il monitoraggio sismico per gestire rischi connessi a repliche significative e per garantire la sicurezza delle squadre in campo e della popolazione sfollata.

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