Terremoto Centro Italia, 5 cose da sapere
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Terremoto Centro Italia, 5 cose da sapere

terremoto sismografo

Il terremoto Centro Italia ha riportato in primo piano la questione del rischio sismico in Italia. Ecco alcune definizioni base.

Quando si tratta di parlare di eventi come il terremoto Centro Italia dello scorso 24 agosto, le cronache comprendono diversi termini specialistici, rispetto ai quali non è sempre facile orientarsi. Come visto nel caso delle numerose bufale diffuse dopo il sisma, la chiarezza è d’obbligo.

Innanzitutto la magnitudo

La magnitudo indica l’energia sprigionata da un terremoto. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) utilizza in genere la magnitudo locale, secondo la scala Richter, che va da 1 a 10. Altri enti, soprattutto negli Usa, fanno riferimento ad altre scale, quindi occorre sempre fare attenzione se si confrontano terremoti avvenuti in zone diverse del pianeta.

La magnitudo è espressa con un numero, a sua volta dato dal logaritmo del rapporto fra uno specifico dato (rilevato dai sismografi durante l’evento sismico) e un dato di riferimento.

Trattandosi di una scala logaritmica, la differenza fra due magnitudo è più grande di quanto si possa pensare di primo acchito. Un esempio: in una scala lineare, 6,5 è maggiore rispetto a 6 di poco più dell’8%. In una scala logaritmica, invece, una magnitudo 6,5 indica un’energia più che doppia rispetto ad una magnitudo 6.

Fino ad una magnitudo 4 si parla di solito di terremoti leggeri. In tal caso, di solito non si verificano danni.

Epicentro e ipocentro

L’epicentro indica il centro di un evento sismico sulla superficie terrestre. L’ipocentro è il punto da cui ha origine l’evento sismico, quindi è all’interno della crosta terrestre.

Gli effetti del sisma

La posizione dell’ipocentro è fondamentale per definire le caratteristiche di un terremoto. Ancora non è sufficiente, però, per definirne gli effetti. Questi ultimi, infatti, sono funzione delle caratteristiche del territorio e delle costruzioni che investono. Strutture molto leggere e flessibili, ad esempio, oppure strutture progettate con particolari soluzioni antisismiche, possono sopportare terremoti anche molto forti senza subire danni.

Altre strutture possono invece collassare del tutto anche a fronte di terremoti di magnitudo non grande.

La normativa italiana

La normativa italiana al momento in vigore è il Decreto Ministeriale 14 gennaio 2008 (Nuove Norme Tecniche per le Costruzioni), con relativa circolare esplicativa n.° 617 del 2 febbraio 2009. Per ciò che riguarda i lavori sulle costruzioni esistenti, si fa la distinzione fra interventi di adeguamento (per i quali si fa una valutazione complessiva della sicurezza), interventi di miglioramento e interventi di riparazione o intervento locale.

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