Torino, vendevano abiti contraffatti sul web: 8 denunce
Torino, vendevano abiti contraffatti sul web: 8 denunce
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Torino, vendevano abiti contraffatti sul web: 8 denunce

abiti contraffatti

A Torino, più precisamente ad Ivrea, la Guardia di Finanza ha effettuato un maxi sequestro di capi di abbigliamento dotati di griffe contraffatte, con la conseguente denuncia di otto commercianti abusivi.

È formalmente scattata la denuncia per 8 commercianti abusivi di Torino che vendevano abusivamente abiti contraffatti.
Sono diverse le accuse mosse dalla Guardia di Finanza di Torino, appartenente al dislocamento di Ivrea, tra le quali contraffazione, alterazione e uso di marchi e segni distintivi.
Diversi appartamenti erano stati trasformati in veri e propri magazzini per contenere la merce in attesa di essere venduta.

Il Fatto

Gli 8 commercianti di Torino avevano messo in piedi un ricchissimo commercio attraverso la vendita di abiti contraffatti.
Gli abiti contraffatti, appartenenti a note griffe internazionali, erano molto appetibili proprio grazie al loro prezzo accessibile.
La vendita avveniva attraverso diversi canali, anche se quelli più utilizzati erano i social network che danno una maggiore visibilità.
La Guardia di Finanza ha avviato le indagini cercando di capire cosa si nascondesse dietro un cospicuo traffico di abiti, acquisto e rivendita, che riguardava quasi tutte le più famose griffe mondiali.
Gli investigatori, guidati dalla procura eporediese, sono così riusciti a risalire ai soggetti che si nascondevano dietro questo “fortunato” commercio di abiti contraffatti, quindi sono stati denunciati.
Successivamente, gli uomini della Guardia di Finanza di Torino hanno effettuato delle perquisizioni che hanno portato al sequestro di un quantitativo di merci per un valore di circa 30 mila euro.

Rischi per i commercianti di abiti contraffatti

I commercianti di Torino sono stati accusati di contraffazione di marchio, delitto che nel nostro codice penale è contenuto nell’articolo 473.
È un reato che non prevede l’arresto o il fermo, ma la reclusione fino a 3 anni e una multa da 2.500 fino a 25.000€.
Diversa è invece la conseguenza per la contraffazione e l’alterazione dei brevetti, infatti la pena prevede la reclusione fino a 4 anni e una multa da 3.500€ fino a 35.000€.
Naturalmente, i commercianti di Torino in questione rientrano nella fattispecie del primo comma.
Adesso bisognerà vedere se dalle indagini della Guardia di Finanza risulterà qualche elemento in più, per capire se le accuse si aggraveranno o meno.

Guai anche per chi acquista

La Corte di Appello di Lecce, in una sentenza recente, aveva anche stabilito quali sarebbero le conseguenze per chi “semplicemente” acquista materiale contraffatto.
Per essere considerati semplici utilizzatori finali del prodotto è necessario che non si sia mai entrati a far parte del processo di produzione o distribuzione della merce contraffatta.
Quindi, in quest’ultimo caso, abbiamo la depenalizzazione dell’illecito, in quanto non siamo più nel campo penale ma in quello amministrativo, ex Legge 23 luglio 2009, n.

99.
Ma la Cassazione ha voluto chiarire anche un altro aspetto importante.
Per essere considerato reato, non è necessario che la diffusione di materiale contraffatto avvenga a titolo oneroso, ma anche semplicemente gratuito.
In una recente sentenza emessa dagli Ermellini, due imputati erano stati condannati per ricettazione per essere stati trovati in possesso di merce contraffatta che non era destinata alla vendita, ma semplicemente, per loro stessa ammissione, erano regali per la famiglia.

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