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Totò Cuffaro patteggiamento a tre anni: revocati i domiciliari

Totò Cuffaro patteggiamento a tre anni: revocati i domiciliari

Ecco perché il gip ha ratificato il patteggiamento di Totò Cuffaro e quali conseguenze penali e processuali ne derivano

Il tribunale di Palermo ha chiuso una delle fasi dell’inchiesta che riguarda la sanità regionale con la decisione sul patteggiamento di Totò Cuffaro. Il gip Ermelinda Marfia ha accolto la richiesta di patteggiamento per i reati di corruzione e traffico di influenze illecite, con una pena complessiva di tre anni che l’ex presidente dovrà scontare in forma alternativa, svolgendo servizi sociali.

Contestualmente è stata disposta la revoca della misura dei domiciliari a suo carico e stabilito un risarcimento di 15.000 euro a favore dell’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo e dell’Asp di Siracusa.

Le condizioni del patteggiamento

La scelta del patteggiamento non era automatica: il giudice poteva infatti ritenere la pena non congrua e rigettare l’accordo.

Invece la decisione ha chiuso la posizione di Cuffaro nell’ambito di questo filone d’inchiesta, prevedendo che la parte residua della pena venga eseguita attraverso lavori di pubblica utilità e senza sottoporlo a misure custodiali ulteriori. Nel dispositivo è anche indicato un vincolo economico: il risarcimento complessivo di 15.000 euro, che nella pratica corrisponde a 7.500 euro per ciascuna delle due strutture offese, secondo quanto concordato con l’accusa.

Dettagli procedurali

Al centro dell’istruttoria sono rimasti episodi specifici su cui i pm hanno concentrato l’azione penale dopo una selezione dovuta a vincoli tecnici sull’utilizzabilità delle intercettazioni. Il patteggiamento è stato proposto dagli avvocati difensori Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto e valutato favorevolmente dal gip, malgrado i precedenti giudiziari di Cuffaro. La Procura di Palermo, con magistrati tra cui Andrea Zoppi e il coordinatore Gianluca De Leo, aveva scelto di puntare sui capi di imputazione ritenuti più solidi dopo gli interventi del tribunale del riesame e, in parte, della Cassazione.

I coimputati rinviati a giudizio

La decisione sul patteggiamento di Cuffaro è stata adottata insieme all’esito delle posizioni degli altri coinvolti: il gup ha disposto il rinvio a giudizio per sette persone che avevano optato per il rito ordinario. Tra questi figurano l’ex direttore generale dell’azienda Villa Sofia-Cervello, Roberto Colletti, il primario del Trauma Center Antonio Iacono e l’ex collaboratore Vito Raso. Accanto a loro sono stati rinviati a giudizio anche Mauro Marchese, Marco Dammone, il legale rappresentante Roberto Spotti e l’imprenditore Sergio Mazzola. Il procedimento per questi imputati inizierà il 7 settembre davanti alla terza sezione del tribunale di Palermo.

Posizioni e scadenze processuali

Un capitolo a parte riguarda Ferdinando Aiello, la cui posizione è stata stralciata perché ha scelto il rito abbreviato e sarà giudicato il 7 luglio. Per gli altri imputati proseguirà invece il percorso ordinario in aula. Nel quadro delle imputazioni emergono contestazioni collegate a concorsi e appalti pubblici: per alcune fattispecie la ditta Dussmann Service srl è stata prosciolta perché il fatto non sussiste, mentre altri soggetti aziendali e imprenditoriali sono stati rinviati a giudizio per le gare contestate.

Contesto storico e precedenti giudiziari

Il caso non può essere letto senza ricordare la storia giudiziaria di Cuffaro: l’ex governatore aveva già scontato pene per vicende risalenti ai primi anni Duemila, tra cui condanne per rivelazione di segreti d’indagine e favoreggiamento aggravato dall’agevolazione a Cosa nostra, che lo portarono a trascorrere anni in carcere. Dopo una fase di riabilitazione e il ritorno all’impegno politico, le indagini più recenti hanno ricostruito presunti interventi per aggiustare concorsi e influenzare gare riguardanti servizi di lavanderia e ausiliariato, contestazioni al centro dei capi d’imputazione trattati nell’inchiesta.

Implicazioni e sviluppi futuri

La ratifica del patteggiamento segna il termine di una parte dell’iter processuale per Cuffaro, ma non esaurisce tutte le vicende collegate all’inchiesta, che mantiene più filoni aperti e diversi imputati ancora in attesa di giudizio. L’esito potrà incidere anche sul dibattito pubblico attorno alle procedure di selezione nel settore sanitario regionale e sulle responsabilità politiche, mentre in sede penale rimangono da accertare le responsabilità di chi comparirà in aula il 7 settembre e il 7 luglio. In attesa delle udienze successive, la decisione del gip rappresenta comunque un punto di svolta nella vicenda giudiziaria.