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Trump e l'Iran: la sfida diplomatica e militare nel Golfo

Trump e l'Iran: la sfida diplomatica e militare nel Golfo

La Casa Bianca affronta una situazione complessa in Medio Oriente, con Trump che valuta le opzioni contro l'Iran mentre le scorte militari si assottigliano

La situazione in Medio Oriente continua a essere un campo minato per la politica estera degli Stati Uniti. Con le scorte di intercettori Patriot e munizioni per la difesa aerea che si esauriscono, la Casa Bianca si trova a dover bilanciare tra azioni militari e diplomazia.

Il presidente Donald Trump ha recentemente accantonato i piani per un’escalation significativa contro l’Iran, temendo che le riserve del Pentagono non siano sufficienti per sostenere un conflitto prolungato.

Questa decisione è emersa durante un incontro con i principali consiglieri e membri dell’amministrazione, dove il generale Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto, ha avvertito che i combattimenti avrebbero pericolosamente esaurito gli intercettori disponibili per il Centcom.

Le preoccupazioni strategiche e le riserve militari

Le discussioni riservate si sono concentrate sulla riduzione delle scorte del Pentagono di Patriot e altri sistemi di difesa aerea.

Secondo alcuni funzionari, la minaccia alle riserve di intercettori è una delle molteplici considerazioni che rendono un ritorno a operazioni di combattimento su larga scala un’impresa molto rischiosa.

Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha sottolineato che Trump è sempre stato coerente nel dire di preferire una soluzione diplomatica, pur mantenendo aperte tutte le opzioni qualora l’Iran dovesse proseguire con attività terroristiche nello Stretto di Hormuz o contro gli alleati.

Cheung ha aggiunto che, dopo aver subito sanzioni paralizzanti e ripetuti attacchi, per l’Iran sarebbe saggio lavorare a un accordo negoziato.

I costi della guerra e le pressioni politiche

All’undicesimo giorno dalla fine del cessate il fuoco con l’Iran, il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth ha testimoniato al Senato sui costi e la strategia di questa guerra. La cifra stimata è di 37,5 miliardi di dollari 9 in più rispetto agli ultimi dati forniti. Questa somma comprende i costi sostenuti dal 28 febbraio scorso e alcuni fondi stanziati fino all’inizio di settembre, inclusi i costi di manutenzione degli armamenti e gli stipendi dei militari.

Hegseth ha chiesto altri 67 miliardi di dollari per spese militari urgenti, che si sommano al trilione e mezzo di stanziamento annuale per il budget della Difesa. Tuttavia, i senatori, in modo abbastanza bipartisan, hanno continuato a incalzare i due testimoni, chiedendo una pianificazione più chiara e trasparente.

Le critiche e le domande senza risposta

Il senatore Jon Ossoff ha riportato le parole di Hegseth: Lei aveva dichiarato, nel 14esimo giorno di questo conflitto, che le capacità militari dell’Iran erano state ‘distrutte’. Era una dichiarazione accurata, sì o no? Hegseth ha faticato a rispondere in modo chiaro, suscitando ulteriori critiche dai senatori.

Secondo uno studio del Center for Strategic and International Studies prima del cessate il fuoco gli Stati Uniti avevano utilizzato più della metà degli intercettori di missili balistici Thaad quasi la metà degli intercettori Patriot e circa il 30 per cento dei missili a lungo raggio Tomahawk. Gli esperti sottolineano che lo stato dell’arsenale americano non è affatto ottimale e che il cessate il fuoco serviva anche per restaurare parte delle riserve di armi.

Le conseguenze umane e le sfide future

Le conseguenze umane della guerra sono significative, con 18 soldati americani morti, di cui quattro da quando è collassato il cessate il fuoco, e circa cento feriti. A differenza delle guerre recenti, questi militari non hanno mai messo piede in Iran, ma erano in servizio nelle basi americane nella regione che sono state colpite da circa 8.500 attacchi iraniani.

Mentre la situazione in Medio Oriente rimane tesa, la Casa Bianca continua a valutare le opzioni contro l’Iran, cercando di bilanciare tra azioni militari e diplomazia. La sfida è complessa, con le scorte militari che si assottigliano e le pressioni politiche che aumentano.

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