Uccide ex fidanzata incinta con l'ascia: dichiarazioni shock
Uccide ex fidanzata incinta con l’ascia: dichiarazioni shock
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Uccide ex fidanzata incinta con l’ascia: dichiarazioni shock

Uccide ex fidanzata incinta con l'ascia
Uccide ex fidanzata incinta con l'ascia

"Salti sulla pancia per essere sicuro che anche il bimbo morisse". Condannato dalla Corte Suprema di Brisbane per l'omicidio dell'ex fidanzata incinta

Impossibile districarsi tra le malate follie umane. Vergognoso giustificare atti indegni e anormali, troppo infimi e bestiali. Istinti macabri regnano nelle menti umani e tale piaga è tristemente difficile da arginare. Increscioso ricercare un perché di fronte a casi di brutale efferatezza. Si può solo sperare in condanne all’altezza della gravità dei fatti. Affinché si possa onorare la memoria di chi non c’è più, c’è bisogno di affidarsi a una giustizia sana e meritocratica, rispettosa delle vittime e della loro dignità così intimamente oltraggiata.

Difficile far fronte al tragico problema di fidanzati (o ex) che si trasformano in assassini. Il dramma dei femminicidi è all’ordine del giorno. Nel mondo, una donna su tre ha subito violenza fisica o sessuale. In termini numerici sono circa un miliardo in tutto il mondo le donne che hanno subito qualche tipo di abuso da un partner o da uno sconosciuto. È questo il dato allarmante che emerge da ricerche e sondaggi sulla violenza di genere.

Nel 2015, in Australia, Brock Wall ha ucciso a colpi d’ascia l’ex fidanzata incinta. A distanza i tre anni la vicenda (insieme con i sui macabri dettagli) è tornata sulle prime pagine della cronaca. L’uomo è stato meritatamente condannato al carcere a vita. Su di lui grava la condanna a due ergastoli. Marcirà in galera per ciò che ha commesso con perversa lucidità.

Un delitto macabro

L’ha massacrata a colpi d’ascia, saltandole sulla pancia per assicurarsi di uccidere anche il bimbo che portava in grembo. A tre anni di distanza dal brutale omicidio, il trentottenne Brock Wall è stato condannato a due ergastoli. I fatti, riportati dal Daily Mail insieme alla sentenza, risalgono al febbraio 2015 quando a Varsity Lakes, sulla Gold Coast australiana, Wall ha assassinato in casa l’ex fidanzata 34enne Fabiana Palhares con un’ascia tomahawk, arma tradizionale dei Nativi americani. La donna aveva già chiesto aiuto, ma evidentemente era stato dato troppo poco credito alle sue parole, così allarmanti e colme di dolore.

L’uomo, un falegname, era stato arrestato a pochi isolati dall’appartamento completamente ricoperto di sangue, accusato di omicidio e di aver violato un ordine restrittivo per violenza domestica.

Due giorni più tardi,con la scoperta della gravidanza della vittima, Wall è stato quindi accusato anche di assalto a donna incinta.

La folle gelosia di Wall

La coppia si era conosciuta nell’ottobre dell’anno prima. La donna era rimasta incinta poche settimane più tardi. Wall tuttavia aveva quasi immediatamente assunto comportamenti minatori e violenti nei confronti della donna, che avevano portato alla rottura fra i due e a ben due ordini restrittivi nei suoi confronti, poi violati. Ossessionato dalla gelosia, Wall accusava Fabiana di tradirlo ripetutamente, arrivando a mettere in dubbio la paternità del piccolo in grembo e chiedendole quindi di abortire.

Nella vicenda sono emersi progressivamente dettagli macabri e inquietanti, che sarebbero bastati per bloccare sul nascere le folli ieri dell’ex fidanzato. Cinque giorni prima dell’omicidio, infatti, l’assassino aveva confessato ai colleghi l’intenzione di ammazzare la ex. “Potrei darle per primo un pugno nel fegato”, aveva detto.

La condanna

Wall l’aveva aggredita, picchiandola fino allo svenimento.

L’uomo le era poi saltato sullo stomaco in modo talmente violento da lasciarle lividi delle stesse dimensioni della suola delle scarpe con cui l’aveva calpestata. Alla donna erano stati quindi fratturati viso e cranio a colpi d’ascia.

La signora Palhares, ancora viva dopo aver lanciato l’allarme, era stata quindi trasportata d’urgenza in ospedale. Tuttavia, le condizioni critiche si erano aggravate rapidamente e la donna era morta poco dopo.

Lunedì 6 agosto 2018, a distanza di tre anni dai fatti, Wall è stato quindi condannato dalla Corte Suprema di Brisbane per l’omicidio. L’assassino dovrà scontare almeno 20 anni in carcere senza poter richiedere la libertà vigilata. In prigione dal 2015, all’uomo restano ancora 16 anni e mezzo da scontare. Wall si è dichiarato colpevole pochi giorni prima di essere processato e ha chiesto scusa per quanto accaduto. Troppo tardi e troppo poco per fronte a un gesto tanto estremo e brutale.

20 anni di gattabuia sono troppi pochi.

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