La tv è stata uno degli spazi privilegiati attraverso cui Maria Rita Parsi ha portato il suo impegno civile nel dibattito pubblico, trasformando ogni intervento televisivo in un’occasione di riflessione su infanzia, violenza e responsabilità degli adulti. Fino agli ultimi giorni, questa presenza si è confermata costante e lucida nonostante tutto.
Maria Rita Parsi: una vita dedicata ai diritti dell’infanzia e alla cultura della protezione
Nata a Roma il 5 agosto 1947, Maria Rita Parsi è stata una delle figure più autorevoli in Italia e all’estero nella tutela dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Psicologa, psicoterapeuta e psicopedagogista, ha intrecciato attività clinica, ricerca, scrittura e impegno istituzionale, diventando un punto di riferimento stabile anche per il grande pubblico. Fondatrice della Scuola Italiana di Psicoanimazione e presidente della Fondazione Movimento Bambino Onlus, ha promosso per decenni una visione dell’infanzia fondata sull’ascolto e sul riconoscimento del valore della persona, considerata “non come un futuro adulto da plasmare a colpi di regole, ma come persona già completa, con bisogni chiari e un valore immenso”.
Il suo contributo alle istituzioni è stato altrettanto centrale: dal Comitato ONU per i Diritti del Fanciullo all’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, fino al gruppo di lavoro ministeriale sulla Child Guarantee. Autrice di oltre cento pubblicazioni, ha affrontato senza reticenze temi come abusi, pedofilia e disagio giovanile, lasciando testi diventati riferimento.
Numerosi i riconoscimenti ricevuti, tra cui il Premio Paolo Borsellino, assegnato “per l’impegno, la coerenza e il coraggio nella propria azione sociale contro la violenza e l’ingiustizia”. La sua eredità culturale e civile continua a parlare attraverso le idee, i libri e le politiche che ha contribuito a costruire, mantenendo vivo il suo messaggio di protezione e responsabilità verso i più fragili.
“La sua ultima volta in tv”, il ricordo di Maria Rita Parsi
L’ultima apparizione televisiva di Maria Rita Parsi, andata in onda a fine gennaio 2026, restituisce l’immagine di una professionista lucida e profondamente coinvolta nel dibattito sociale. Pochi giorni prima della sua morte, la psicologa era in studio per parlare di violenza, fragilità emotiva e responsabilità educativa, temi che hanno attraversato tutta la sua vita personale e professionale. Nessun segno di stanchezza, nessuna avvisaglia di problemi di salute: solo la determinazione di chi ha sempre sentito il dovere di intervenire pubblicamente per difendere i più vulnerabili.
La notizia della sua morte, avvenuta il 2 febbraio all’età di 78 anni, ha trasformato quella presenza televisiva in una sorta di lascito civile. Durante la trasmissione Storie al bivio, Parsi aveva analizzato con rigore il femminicidio di Federica Torzullo, ribadendo l’urgenza della prevenzione e dell’educazione emotiva.
Con la notizia della scomparsa è arrivato il ricordo commosso di Eleonora Daniele ha sottolineato il vuoto lasciato: “Era una di famiglia, dava gioia, ci mancherà tanto“. Parole che raccontano il legame umano costruito negli anni con il mondo dell’informazione, dove la sua presenza non è mai stata fine a se stessa, ma sempre orientata alla sensibilizzazione e alla responsabilità collettiva.
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