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Un’idea diversa di lusso, a Venezia inaugurato l’hotel Ca’ di Dio

Venezia, 13 ott. (askanews) – Una nuova idea di hotel per Venezia, all’insegna del radicamento nella tradizione della città lagunare e della personalizzazione dell’esperienza per gli ospiti. Sulla Riva degli Schiavoni, a pochi passi dal ponte dell’Arsenale, il Gruppo Alpitour ha inaugurato Ca’ di Dio, nuovo progetto alberghiero della collezione VRetreats di VOIhotels.

“È un’apertura che segna un passo decisivo per la nostra azienda – ha detto ad askanews Paolo Terrinoni, amministratore delegato di VOIhotels -.

Noi abbiamo iniziato da pochissimo a lavorare a questa collezione di alberghi, che più che alberghi di lusso vogliono essere un’introduzione alla bellezza delle destinazioni principali del nostro Paese. Questo posto rappresenta un po’ il complimento maturo di questo lavoro anche grazie a una location che dal punto di vista della rilevanza storica è straordinaria e dentro cui la genialità dell’architetto Urquiola che ha lavorato agli interni dell’albergo ha trasfuso l’anima e i colori e la bellezza di Venezia, dentro ogni particolare”.

L’hotel è stato realizzato all’interno di un complesso che dal 1200 ha offerto ospitalità a pellegrini e donne in difficoltà e cinquecento anni fa era stato restaurato da Jacopo Sansovino. Oggi, nel rispetto della struttura e della sua storia, Patricia Urquiola ha voluto dare un’altra vita a tutti gli spazi, all’insegna di una diversa idea di lusso e di un modo nuovo di rapportarsi con Venezia.

“Vogliamo vedere – ci ha detto l’architetto e designer di fama internazionale – qualche segnale di novità nel modo di offrirci, pensiamo al rapporto con un luogo, con un sistema, con quello che è la Laguna, non soltanto con Venezia. Questi aspetti fanno parte di ciò su cui abbiamo lavorato. E’ un progetto che ha avuto un percorso molto sensibile e questo proprio in una Venezia che è stata un po’ resa insensibile, da un turismo anche di lusso, un turismo facile, è stata una cosa molto bella”.

Il Ca’ di Dio – che dispone di 66 camere, di cui 57 suite e 9 deluxe ed è stato festeggiato anche con un opening party con performance dal vivo e giochi di luce – è figlio di un investimento di 25 milioni di euro da parte del Gruppo Alpitour e la sua inaugurazione arriva dopo e nonostante un periodo molto complesso per il comparto del turismo.

“Sono tanti mesi che soffriamo – ha detto il presidente e ad di Alpitour World, Gabriele Burgio – sono tanti mesi che abbiamo passato in un tunnel senza luce in fondo, con un’incertezza totale, tanto dal punto di vista dei contagi quanto delle normative che cambiavano, quindi tantissimi problemi e devo dire che oggi per noi è un giorno un po’ di rinascita”.

Una rinascita che passa attraverso l’idea di offrire un’ospitalità fortemente personalizzata, una grande attenzione ai produttori locali e una fedeltà al modello della casa veneziana.

“L’idea di casa – ci ha spiegato il direttore del Ca’ di Dio, Christophe Mercier – l’idea di non essere un hotel in senso tradizionale, non è stata solo un nostro sogno, ma è anche un sogno che oggi i nostri ospiti possono vivere, e ce lo dicono”.

E Venezia, nelle prime settimane di apertura, sembra avere reagito con favore alla novità. “E’ un elemento che ho trovato molto positivo – ha aggiunto Mercier – i veneziani vengono ad assaggiare i nostri Gin, vengono a scoprire la nostra cucina, vengono a vivere il posto. Si siedono nel cortile e questo è un elemento che crea una sensazione di casa all’aperto e oggi in tanti restano sorpresi, perché ovviamente tre cortili con quest’atmosfera sono molto rari a Venezia, è una situazione che possiamo anche definire unica”.

Così come unica è la città, fuori dalle 400 finestre e dai tre giardini dell’hotel. Quella Venezia che ogni giorno, nonostante tutto, rinnova il proprio mistero insondabile e la propria straordinaria malìa.

© Riproduzione riservata

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