> > Vendite sui chip trascinano giù i mercati: Milano chiude in rosso

Vendite sui chip trascinano giù i mercati: Milano chiude in rosso

Vendite sui chip trascinano giù i mercati: Milano chiude in rosso

Piazza Affari e le principali borse europee chiudono in perdita il 7 luglio 2026, con il settore dei semiconduttori che subisce un pesante sell-off e il petrolio che risale dopo un attacco nello Stretto di Hormuz; rendimenti dei Btp in aumento.

Il quadro dei mercati al 7 luglio 2026 alle 16:31 mostra una seduta marcata da vendite diffuse: l’indice Ftse Mib ha ceduto lo 0,95% chiudendo a 52.455 punti, mentre le piazze europee hanno risentito soprattutto del collasso del comparto dei semiconduttori. Il movimento è partito da Wall Street, dove il Nasdaq ha perso l’1,2% e l’S&P 500 lo 0,3%, con investitori che hanno privilegiato rotazioni settoriali verso titoli più difensivi.

Andamento degli indici in Europa e impatto sul settore chip

Nel Vecchio Continente la pressione è stata generalizzata: Francoforte ha mostrato un calo dell’1,1%, Milano ha registrato una perdita dello 0,5% e Parigi è scesa dello 0,1%, mentre Londra si è distinta positivamente con un progresso dello 0,5%. Al centro della seduta c’è stato il crollo dell’indice Stoxx dedicato ai semiconduttori che ha lasciato sul terreno il 7,2%.

Tra le azioni più colpite si sono evidenziate perdite rilevanti per nomi come Infineon, Asml, Asm e Stm, con cali singoli superiori al 6%.

Lo scivolone sui chip è stato motivato dalla combinazione di valutazioni molto elevate e di prese di profitto da parte degli investitori: in questo contesto si è osservato il fenomeno del profit taking ovvero la vendita di titoli che avevano accumulato forti guadagni da inizio anno, nonostante rapporti trimestrali ancora robusti per alcune società del settore.

Effetti su singoli titoli italiani e reazioni settoriali

A Piazza Affari la seduta ha mostrato differenze nette tra i comparti. Tra i titoli in maggiore difficoltà si segnala Prysmian, che ha perso il 5,9% dopo il rally recente legato alla domanda di cavi per data center; anche Diasorin ha ceduto il 4%. Perdite contenute ma significative hanno riguardato Unipol (-2,5%), Leonardo (-1,8%) e Azimut (-1,7%).

Performance del settore finanziario e industriale

Il settore bancario ha evidenziato andamenti divergenti: Monte dei Paschi di Siena è risultato tra i peggiori con un calo dello 0,4% mentre Unicredit ha guadagnato l’1,1% in vista dei risultati collegati all’ops su Commerzbank. In controtendenza si sono mosse alcune società industriali e della difesa: Fincantieri ha segnato un rialzo del 4,4% sostenuta dalle mosse sul fronte delle acquisizioni nel segmento subacqueo; bene anche Campari (+3,1%), Saipem (+1,9%) e Inwit (+1,6%).

Le utility hanno offerto appigli difensivi agli operatori: ad esempio Terna è salita dell’1,5% e Hera dell’1,2%, evidenziando come settori meno ciclici siano stati preferiti in un contesto di incertezza sui tecnologici.

Materie prime, obbligazioni e fattore geopolitico

Il mercato delle materie prime ha registrato un forte movimento: il greggio statunitense WTI è salito del 2,6% attestandosi a 70,34 dollari al barile, mentre il Brent ha guadagnato il 2,7% sfiorando i 74 dollari. Il rally del petrolio è stato collegato all’aumento delle tensioni dopo un attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz uno dei principali punti di passaggio per le forniture marittime di greggio. L’impennata del barile ha sostenuto i titoli del settore Oil & Gas, con Eni in progresso dell’1,4%.

Rendimenti e condizioni del mercato obbligazionario

Sul fronte dei bond la giornata è stata avara di segnali positivi: i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti, con il Btp decennale che ha portato il rendimento al 3,76%. L’aumento dei rendimenti implica una diminuzione del prezzo dei bond e riflette una maggiore richiesta di premio per il rischio da parte degli investitori. Lo spread con il Bund tedesco è rimasto stabile a 77 punti base, nonostante la maggiore volatilità sui mercati azionari e delle materie prime.

Nel complesso la seduta del 7 luglio 2026 è stata dominata dalla combinazione di una correzione sui titoli tecnologici, un balzo del petrolio dopo l’episodio nello Stretto di Hormuz e un aumento dei rendimenti obbligazionari, elementi che hanno determinato una selettività maggiore tra i settori e un clima di presa di beneficio sui titoli che avevano accumulato forti progressi nei mesi precedenti.

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