Il tema della tutela dei minori e delle procedure di affidamento torna al centro del dibattito politico. In Senato, infatti, sono stati discussi e approvati provvedimenti che intervengono sul sistema degli affidi e sulle modalità con cui può essere disposto l’allontanamento dei bambini dalle proprie famiglie. Le nuove norme puntano a rafforzare controlli, raccolta dei dati e garanzie nelle decisioni giudiziarie, ma il confronto tra maggioranza e opposizione resta acceso, soprattutto dopo il caso mediatico della cosiddetta “famiglia nel bosco”.
Via libera del Senato al Ddl affidi dopo il caso della “famiglia nel bosco”: cosa cambia
Nel pieno del confronto politico legato alla campagna referendaria sulla separazione delle carriere, la maggioranza di centrodestra ha avviato un’iniziativa legislativa con l’obiettivo di rafforzare le garanzie prima di disporre l’allontanamento di un minore dalla propria famiglia. Il disegno di legge, presentato dai capigruppo al Senato, nasce anche sull’onda del caso mediatico della cosiddetta “famiglia nel bosco” e introduce procedure più stringenti per valutare l’effettivo interesse del minore. Tra le novità principali vi è l’obbligo di una consulenza tecnica d’ufficio collegiale, affidata a specialisti come un neuropsichiatra infantile, un pediatra e altri professionisti qualificati esterni al tribunale. Il compito degli esperti sarà quello di verificare se l’ambiente familiare rappresenti un rischio per la salute psico-fisica del bambino e di analizzare le possibili soluzioni alternative, confrontandone gli effetti prima di adottare qualsiasi decisione.
Secondo i promotori della proposta, il provvedimento mira a evitare decisioni affrettate e a garantire una valutazione completa della situazione. I capigruppo della maggioranza sottolineano infatti che «sono oltre ventimila i minori italiani allontanati dalle loro famiglie, in gran parte collocati in comunità educative ovvero case-famiglia». La nuova disciplina imporrebbe inoltre al giudice un obbligo più rigoroso di motivazione, con l’indicazione dettagliata delle soluzioni considerate e delle ragioni che rendono l’allontanamento conforme all’interesse del minore. Solo nei casi di pericolo grave e immediato, come abusi o situazioni di forte rischio, la misura potrà essere disposta con urgenza.
Le spese per la consulenza saranno anticipate dallo Stato, con uno stanziamento previsto di circa 2,5 milioni di euro a partire dal 2026. Come ha dichiarato Matteo Salvini, «portare via i bambini è l’ultima delle scelte possibili», e il nuovo disegno di legge punta proprio a limitare la sottrazione dei minori ai casi davvero estremi.
Parallelamente, il Senato ha approvato in via definitiva un altro intervento normativo dedicato al sistema degli affidi. Il provvedimento, promosso dal ministro della Giustizia Carlo Nordio e dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, istituisce un registro nazionale delle famiglie affidatarie, degli istituti e delle comunità di assistenza, affidato al Dipartimento per le politiche della famiglia. L’obiettivo è migliorare la raccolta dei dati e rendere più trasparente il funzionamento del sistema, consentendo un monitoraggio più efficace delle strutture e delle situazioni di affidamento. La legge modifica inoltre la normativa già esistente, la legge n. 184 del 1983, con l’intento di rafforzare il principio del superiore interesse del minore e favorire, quando possibile, la permanenza dei bambini nel proprio nucleo familiare.
Via libera al Ddl affidi dopo il caso della “famiglia nel bosco”: scontro politico in Senato
Durante il dibattito parlamentare non sono mancate le critiche da parte delle opposizioni. In particolare il Movimento 5 Stelle ha motivato la propria astensione sostenendo che la riforma non interviene realmente sui problemi strutturali del sistema degli affidi. In aula la senatrice Ada Lopreiato ha affermato: «Il M5S si astiene sul provvedimento del governo in materia di tutela dei minori in affidamento perché obiettivamente non mette e non toglie nulla in relazione agli annosi problemi che affliggono gli affidi». La parlamentare ha inoltre contestato l’uso politico della vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco, accusando la maggioranza di trasformare questioni complesse in slogan. Nel suo intervento ha aggiunto che «questo modo di fare politica è pericoloso perché alimentate sfiducia nei confronti delle istituzioni che dovrebbero proteggere i minori» e ha criticato la mancanza di investimenti nel sistema di supporto sociale.
Il confronto parlamentare sul tema resta quindi aperto, tra chi sostiene la necessità di nuove regole per limitare gli allontanamenti e chi invece ritiene prioritario rafforzare il sistema di prevenzione e di sostegno alle famiglie in difficoltà.