La Corte suprema ha respinto il 10 settembre 2026 la richiesta dell’amministrazione Trump di rimuovere il blocco alle nuove regole sul voto per corrispondenza negli Stati Uniti, decisione pronunciata dalla Corte con sede a Washington e collegata a procedimenti che avevano visto il 1° Circuito con sede a Boston confermare l’ingiunzione.
Ultimo aggiornamento: 15 settembre 2026.
La pronuncia è stata considerata decisiva perché avrebbe determinato l’applicabilità immediata di norme federali sul servizio postale in vista delle elezioni di medio termine; la questione ha impatti diretti sulla gestione delle schede, sui calendari elettorali statali e sui diritti di elettorato negli Stati Uniti.
Decisione della Corte suprema e motivazioni
La Corte ha stabilito che era “improbabile che l’amministrazione abbia successo nel merito della sua contestazione” bloccando l’applicazione dell’ordinanza esecutiva che imponeva agli Stati di adottare elenchi dettagliati degli elettori e buste con codici a barre univoci per le schede postali.
La decisione è stata presa con una maggioranza che ha rifiutato di sollevare l’ingiunzione emessa in precedenza dalla giudice distrettuale Indira Talwani nominata da Barack Obama mentre i giudici conservatori Samuel Alito e Clarence Thomas hanno espresso parere contrario.
La Corte ha richiamato i pronunciamenti dei tribunali inferiori che avevano definito la misura come una possibile acquisizione di potere incostituzionale e aveva rilevato problemi pratici nell’attuazione da parte del Servizio postale, elementi ritenuti rilevanti per la valutazione dell’urgenza e della legittimità dell’azione amministrativa.
Ruolo del 1° Circuito di Boston e provvedimenti precedenti
Il 1° Circuito con sede a Boston aveva respinto la richiesta della Casa Bianca di interrompere l’ingiunzione della Talwani, rafforzando così il blocco sull’ordinanza federale e ritenendo che l’intervento esecutivo invadesse la competenza costituzionale degli Stati nella gestione delle consultazioni elettorali. La Talwani aveva motivato la sospensione observando che la norma rischiava di privare i cittadini del loro diritto di voto e aveva sottolineato l’attribuzione agli Stati del controllo del processo elettorale.
Tribunali di grado inferiore avevano già rilevato che il Servizio postale non era pienamente in grado di implementare le modifiche richieste in tempi utili per le elezioni, aggravando il rischio di interruzioni nella distribuzione delle schede e nella registrazione degli elettori.
Reazioni e implicazioni pratiche
La decisione ha provocato reazioni contrastanti: gruppi per i diritti di voto e cittadini democratici hanno accolto favorevolmente il mantenimento del blocco, mentre l’amministrazione aveva sostenuto che le misure erano necessarie per verificare la legittimità del processo elettorale. La questione del voto per corrispondenza rimane centrale per gli stati che già utilizzano diffusamente il sistema e per quelli che avevano iniziato l’invio delle schede per le elezioni di medio termine.
La controversia, iniziata anche in seguito alla diffusione di denunce interne e perfezionamenti normativi, mantiene aperta la discussione sul confine tra competenze federali e statali in materia elettorale e sulla capacità operativa del Servizio postale di gestire modifiche strutturali in prossimità delle consultazioni.
