Il vertice di banchieri centrali a Jackson Hole Wyoming, è diventato il palcoscenico per la prima uscita pubblica del presidente della Federal ReserveKevin Warsh. Nel suo intervento Warsh ha definito «preoccupante l’elevato livello di inflazione negli Usa», richiamando l’attenzione sulla necessità di interpretare correttamente i dati macroeconomici e sul ruolo della banca centrale nella lotta ai rincari.
Il contesto in cui si svolge il discorso è segnato da rilevazioni sull’inflazione che mostrano una persistenza dei prezzi, e da mercati che cercano segnali più chiari sulla direzione della politica monetaria. La discussione pubblica ruota attorno alla possibilità che le attuali condizioni finanziarie non possano ancora essere considerate pienamente restrittive, elemento che Warsh ha implicitamente collegato alla potenziale necessità di un intervento sui tassi.
I dati sull’inflazione e l’impatto sulle attese di mercato
Gli ultimi numeri pubblicati dal dipartimento del Commercio hanno mostrato che l’indice Pce il parametro preferito dalla Fed, ha segnato un aumento del 3,7% su base annua per il mese di luglio, con una variazione mensile dello 0,2%. Il Pce core che esclude energia e alimentari, è rimasto al 3,3% su base annua e ha registrato un +0,2% su base mensile dopo lo 0,1% di giugno.
Questi numeri hanno rinvigorito le attese del mercato su possibili mosse dei policy maker.
Reazioni dei future e probabilità di rialzo
Dopo la pubblicazione dei dati, i future sui Federal funds hanno ricalibrato le probabilità: i mercato hanno assegnato circa il 42% di possibilità a un rialzo dei tassi nella riunione di settembre, contro il circa 36% registrato prima dei dati. Questo aggiustamento riflette la sensibilità degli operatori alle letture dei prezzi e alla comunicazione della Fed.
La comunicazione di Warsh e le implicazioni per la credibilità della Fed
La performance comunicativa del nuovo presidente è osservata con attenzione: Warsh ha sottolineato che «per quanto riguarda l’obiettivo di stabilità dei prezzi previsto dal nostro mandato, i dati destano maggiore preoccupazione». Al contempo ha osservato che sarebbe difficile definire «restrittive» le attuali condizioni finanziarie, suggerendo che la banca centrale stia valutando se adeguare il suo approccio.
Nel corso delle ultime settimane la gestione della comunicazione è diventata un tema caldo. La decisione della Fed, votata con maggioranza ma con tre contrari fra i dodici componenti del Fomc ha lasciato il tasso di riferimento nell’intervallo tra il 3,50% e il 3,75%. La presenza di dissensi interni e la riluttanza a esplicitare motivazioni pubbliche hanno alimentato la richiesta dei mercati di maggiore chiarezza.
L’occasione di Jackson Hole per la forward guidance
Il summit nel Wyoming rappresenta per Warsh un banco di prova per la sua forward guidance e per riconquistare fiducia tra gli investitori. Parole misurate e segnali coerenti con i numeri dell’inflazione possono ridurre l’incertezza che nelle sedute precedenti ha generato volatilità nelle attese sui tassi.
I mercati continueranno a monitorare i dati e le parole dei policy maker per valutare la probabilità di nuovi rialzi e l’equilibrio tra stabilità dei prezzi e condizioni finanziarie.
