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Zangrillo: “Stop alla psicosi su tamponi e mascherine, torniamo alla normalità”

Quello che pensa Alberto Zangrillo in merito alla vera ripartenza della società: “Stop alla psicosi su tamponi e mascherine, torniamo alla normalità”

Alberto Zangrillo

Il prorettore dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo lo ha detto ad AdnKronos Salute: “Stop alla psicosi su tamponi e mascherine, torniamo alla normalità”. Il direttore del Dipartimento di anestesia e terapia intensiva dell’Irccs ospedale San Raffaele fa un appello. 

Stop alla psicosi su tamponi e mascherine: l’appello di Zangrillo a ché non ci siano “fuori coro” 

Ed è un appello a ché si torni alla graduale ma comune ripresa delle attività di sempre. Perché comune? Perché con i “fuori coro” l’ecumenicità del clima di nuovo ottimismo rischia di essere messa a repentaglio e con essa un fattore fondamentale: quello per cui i malati hanno diritto a vedere i loro congiunti e viceversa. 

Il diritto sopito per troppo tempo di far incontrare i malati e i loro familiari

Secondo Zangrillo “la ripresa graduale della normalità deve essere reale e deve interessare tutti. Non ci devono essere voci ‘fuori dal coro’ per distinguersi e rispondere al proprio egocentrismo“. Perciò “Tornare alla normalità  vuol dire curare tutti, vuol dire tornare ai valori più semplici dell’umanità, il primo dei quali è consentire al malato di vedere i propri congiunti ma, soprattutto piantarla di fare tamponi alla prima linea di febbre”. Ha spiegato Zangrillo: “Oggi a Milano 9 persone su 10 portano ancora la mascherina all’aperto e questo, per me, non è un segno di responsabilità ma di preoccupante psicosi collettiva, figlia dell’ignoranza, della disinformazione e dell’irrazionalità”. 

Ripartire subito o “distruggere irreparabilmente la nostra società”

Per Zangrillo dopo l’ondata Omicron ci sono delle priorità, ecco quali: “La cosa fondamentale è comprendere che o ripartiamo subito e realmente o distruggiamo irreparabilmente una società, fatta di persone, imprese, attività”. E in chiosa: “Soprattutto di giovani che devono tornare a vivere sognando e potendo realizzare i loro progetti”.

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