> > Zona 30 a Roma, multe in arrivo e ricorso al Consiglio di Stato

Zona 30 a Roma, multe in arrivo e ricorso al Consiglio di Stato

zona 30 a roma multe in arrivo e ricorso al consiglio di stato 1773653317

Scopri come funziona la nuova zona 30 nel centro storico di Roma: importi delle multe, vie sorvegliate e il contenzioso legale che si è aperto

Da metà gennaio la Capitale ha impostato un nuovo regime di velocità nel cuore storico: la Zona 30 è entrata in vigore il 15 gennaio 2026 e, dopo un periodo informativo, il Comune ha deciso di avviare le sanzioni a partire dai primi giorni di marzo. Per i cittadini significa doversi adattare a un limite uniforme di 30 km orari in buona parte della Ztl diurna del centro, con strumenti di controllo che possono trasformare in multe anche eccessi di velocità limitati. La misura è stata motivata dall’amministrazione come un intervento sulla sicurezza e sulla qualità urbana.

La novità pratica interessa automobilisti, motociclisti, tassisti e attività che operano in centro: oltre alle cifre delle multe, che vanno da un minimo simbolico fino a sanzioni molto severe, in gioco ci sono anche punti della patente e sospensioni. L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patané, ha sottolineato la volontà di ridurre il differenziale di velocità tra utenti deboli e veicoli, indicando nelle strade storiche una domanda crescente di pedonalità e di regolarità del trasporto pubblico.

Sanzioni e impatto sulla guida quotidiana

Il regime delle multe è parametrato in modo progressivo: le sanzioni partono da circa 42 euro e possono arrivare fino a 3.382 euro nei casi più gravi, con il rischio di perdere fino a 10 punti sulla patente e di vedersi sospendere il documento per un periodo fino a un anno. È prevista un’aggravante notturna: le multe sono maggiorate di un terzo tra le 22 e le 7 del mattino. Nella pratica diurna, però, il traffico e i semafori rendono già difficile superare i 30 km/h: il Campidoglio rileva una velocità media di attraversamento del centro intorno ai 17 km/h.

Controlli e modalità di accertamento

I controlli saranno effettuati con una combinazione di strumenti elettronici e presidi di polizia: sono previsti autovelox mobili, dispositivi fissi dove possibile e postazioni con operatori per la contestazione immediata. Secondo l’interpretazione dell’amministrazione, le postazioni accompagnate da agenti possono rendere le multe meno esposte a contestazioni legali. In ogni caso, la segnaletica prefissata e la presenza delle pattuglie sono elementi chiave per la regolarità degli accertamenti e per la successiva contestazione della violazione.

Le strade messe sotto osservazione

Il perimetro dei controlli include l’asse che collega la stazione Termini al Vaticano, passando per via Nazionale, via del Plebiscito e Corso Vittorio. A questo si aggiungono altre vie centrali come via del Teatro Marcello, via Petroselli, via del Tritone, via Barberini, via Veneto, via Florida, via delle Botteghe Oscure, il Traforo Umberto I, via Milano, via Torino, via del Babuino e la discesa del Pincio. Complessivamente sono una ventina le arterie dove è più probabile imbattersi in postazioni di controllo.

Classificazione delle strade e strumenti tecnici

Quasi la metà delle vie interne alla Ztl presentava già un limite di 30 km/h prima dell’estensione, mentre per le altre il Comune ha sfruttato le possibilità normative per collocare autovelox anche sulle cosiddette strade urbane ciclabili. Il criterio scelto include la collocazione di apparecchiature e la necessità di presidio da parte degli organi di polizia per rendere le sanzioni meno esposte a impugnazioni giudiziarie, ma questa stessa interpretazione sarà oggetto dei primi ricorsi.

Il contenzioso e il nodo politico

La decisione della giunta ha provocato una reazione organizzata: un ricorso straordinario è stato depositato al Consiglio di Stato da associazioni di categoria come Le Partite Iva, dal comitato Tutela Parcheggi e Mobilità nel Lazio, insieme a gruppi di tassisti e cittadini. I promotori parlano di ambientalismo punitivo e sostengono che il provvedimento comprimerebbe la libertà di circolazione, il diritto al lavoro e l’accessibilità urbana, con ripercussioni per chi opera quotidianamente nel centro.

Precedenti e scenari possibili

I ricorrenti richiamano il precedente del TAR dell’Emilia-Romagna che, il 20 gennaio 2026, ha accolto un ricorso di tassisti contro il modello generalizzato ‘Città 30’ a Bologna. Se il Consiglio di Stato dovesse ritenere fondate simili obiezioni, il Comune sarebbe chiamato a motivare strada per strada la misura. Se invece la decisione confermasse la validità dell’intervento, l’amministrazione otterrebbe un forte argomento politico per proseguire l’estensione dei 30 km/h: il pacchetto previsto comprende infatti altre misure come l’innalzamento di attraversamenti pedonali, nuove strade scolastiche, ulteriori Photored e autovelox su assi extraurbani.

In definitiva, la Zona 30 ha trasformato un tema tecnico di traffico in un campo di scontro politico e giuridico: da un lato la spinta verso più sicurezza, meno rumore e minori emissioni; dall’altro la preoccupazione di chi teme un impatto sui lavori e sui servizi che tengono vivo il centro. Nel prossimo futuro saranno i contenziosi e i primi verbali a definire come questa nuova regolazione si tradurrà nella vita quotidiana dei romani.