Acquisti: la musica in sottofondo ci fa spendere più soldi COMMENTA  

Acquisti: la musica in sottofondo ci fa spendere più soldi COMMENTA  

musica e shopping

Musica complice del business. Uno studio della Bocconi dimostra che la musica all’interno di uno store ha la capacità di farci spendere più soldi.

Il direttore del dipartimento di marketing dell’università Bocconi di Milano ci svela: “La musica in negozio può incrementare lo scontrino medio dal 2% al 10%”. Potrebbe sembrare una percentuale bassa, ma se vista in proporzione al volume di affari di un centro commerciale o di un mega store, allora l’aumento degli incassi presunti diventa davvero significativo. ”

Ma perché la musica può incrementare le vendite di una boutique?
E’ un discorso di strategia ed intrattenimento, di emozioni e di impatto. In primis la musica è dimostrato aumentare il tempo medio di permanenza in un negozio. Se poi la canzone è giusta allora sarà un valido motivo per trattenersi qualche minuto in più. Perché i consumatori non guardano solo al prezzo, ma si concentrano anche sulla qualità, sulla provenienza e sull’impatto emozionale.


L’ambientazione agisce sul  nostro sistema percettivo e ci condiziona il  comportamento d’acquisto. Lo studio del mercato vuole che più aumenta il tempo che si trascorre tra reparti e scaffali, più possibilità ci sono di trovare un prodotto a cui proprio non possiamo dire di no.


Durante lo studio la Bocconi ha effettuato molte interviste, a cui i clienti hanno risposto che un sottofondo musicale nel negozio, di sottofondo, rende quel momento più piacevole ed importante.

Musica che è stata indicata come disturbo solamente nel settore food.

Pensate che “nel Regno Unito ci sono gruppi su Facebook in cui clienti e dipendenti suggeriscono alle catene i brani preferiti da passare in negozio”, racconta Ordanini.

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Un sottofondo musicale  ha la capacità di migliorare l’umore di chi lavora in un negozio. La musica è considerata un vero aiuto al lavoro. E si sa, uno staff più motivato vende meglio.

Parliamo di numeri, secondo lo studio Bocconi: il 41% dei titolari di negozi ritiene che la musica possa influenzare l’acquisto. Per il 61% dei piccoli negozianti la musica rende il personale più produttivo. Per il 76% dei clienti delle agenzie di viaggio musica aiuta a rilassarsi si decide la destinazione della vacanza.

Quindi il rapporto è decisamente vincente: umore migliore, più tempo dentro al negozio, lavoratori più entusiasti.

Lo studio di ricerca della Bocconi ha analizzato infine 292 catene di distribuzione. catene con più di 30 punti di vendita in Italia. Dichiara Ordanini: “Dal nostro esame è emerso che il 54% ha una radio in store”. Nel settore alimentare la percentuale è dell’86%, nel commercio del 72%, mentre è assente in quelli di telefonia. I principali ostacoli all’utilizzo sembrano prevalentemente tecnologici. Costi elevati sono segnalati dai settori retail e telco, mentre finanza e servizi indicano una limitata utilità dello strumento”.

Allora dato che parliamo di costi ci chiediamo. Se con la musica è possibile guadagnare di più, qual’è il prezzo? La spesa principale è solo quella dei diritti d’autore. La legge italiana prevede che la quota sia variabile a seconda della metratura del negozio, della tipologia di merce e del numero di altoparlanti.Acquisti: la musica in sottofondo ci fa spendere più soldi

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Mamma, laureata, scrittrice incallita, ambientalista da una vita, esperta in Pnl, in comunicazione di massa e nel benessere emotivo. Maremmana per amore di questa terra tanto rigogliosa, fiorentina di nascita e di formazione. Blogger e redattrice on line, attualmente studentessa in Seo Web Marketing Specialist.

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