Bari, il Petruzzelli e gli scenari di capitale culturale 2019

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Bari, il Petruzzelli e gli scenari di capitale culturale 2019

Il Petruzzelli è in mano alle decisioni che assumerà il ministro dei beni culturali Ornaghi e probabilmente la pista che verrà scelta per la gestione della fondazione lirica sarà il commissariamento, come qualche giorno fa aveva riferito il sindaco di Bari, Michele Emiliano. Manca poco per la conferma soprattutto dopo che, nel cda di questa mattina, sono risultati assenti quattro componenti: due membri ministeriali Angiola Filipponio Tatarella e Alessandro Laterza, Sabino Persichella della Regione Puglia e il vicepresidente Trifone Altieri.

I quattro membri avevano già confermato la loro assenza dal consiglio in quanto convocato subito dopo le procedure per il commissariamento con il ministro Ornaghi. In una nota i consiglieri tengono a precisare: “Non ci sono più le condizioni per una gestione ordinaria efficiente ed efficace dell’ente, risultando estremamente difficile recuperare il tempo perduto e i forti ritardi accumulati (ritardata ricostituzione dell’organo, mancata nomina del sovrintendente, assenza di bilancio preventivo e di programma delle attività, conseguente esercizio provvisorio, caos nella gestione del personale e incombente minaccia di pesanti contenziosi, con conseguenti carichi economico-finanziari ingovernabili).” La nota continua rivolgendosi soprattutto al sindaco: “Il ministero vigilante ha avviato il procedimento di commissariamento della fondazione per gravi irregolarità, che le dichiarazioni rilasciate successivamente da Emiliano, hanno reso evidente la sua intenzione di condurre la fondazione al commissariamento e che perciò ogni decisione in merito ai punti all’ordine del giorno sia stata già presa e comunicata a mezzo stampa.” Quindi la riunione del cda, secondo i quattro membri, non avrebbe avuto utilità. Emiliano è accusato soprattutto per la mancata nomina del sovrintendente e per il suo no all’approvazione del bilancio.

Per quanto riguarda la questione economica la fondazione è in allarme liquidità: escludendo i 600mila euro erogati dalla Camera di commercio, nessuno degli enti pubblici (Comune, Provincia e Regione) ha versato il proprio contributo per il 2012. Inoltre la fondazione non può incassare la prima tranche del contributo ministeriale proprio per l’assenza del sovrintendente. A ciò si aggiunge il mutuo di 2,5 milioni di euro, non ancora erogato e richiesto dal consiglio di amministrazione a fine dicembre, e approvato dalla banca a gennaio. Questo ritardo nei pagamenti ha rallentato le operazioni dell’istituito bancario. Insomma la fondazione ha da affrontare vere e proprie muraglie finanziarie rese ancor più insuperabili dalla mancata approvazione di bilancio. Alla luce di queste cifre Emiliano dichiara in risposta al ministro Ornaghi che lo aveva esortato alla nomina di un sovrintendente: “Se devo nominare un altro martire che dopo avrà sempre due o tre milioni in meno sul bilancio, se non posso stabilizzare le masse artistiche e le devo tenere nella precarietà dopo 7 anni, se non c’è un chiarimento da parte dei soci sull’entità dei loro finanziamenti, stiamo punto e a capo”.

Intanto 171 dipendenti a tempo determinato i quali, infatti, rischiano il posto di lavoro. E stamattina si sono piazzati davanti alle porte del teatro, bloccando corso Cavour. Chiedono stabilizzazioni e maggiori finanziamenti. Gli artisti e i lavoratori protestano anche contro la linea consigliata dal sovrintendente alla Scala, Fontana che consiglia niente assunzioni a tempo indeterminato di orchestrali e coristi, ma rapporti di convenzione con masse artistiche già costituite. E’ una proposta rischiosa perchè dai sindacati fanno sapere che i lavoratori, artisti e maestranze hanno maturato diritti che, se non riconosciuti dalla fondazione, potrebbero essere fatti valere in tribunale. In sintesi significa che la fondazione rischierebbe di affrontate circa 200 cause di lavoro, con altissime probabilità di perderle tutte. E automaticamente altre e ulteriori spese.

Per il Petruzzelli non c’è pace e per gli addetti ai lavori in ambito culturale a Bari c’è sempre da lottare, anche se nonostante tutti questi nodi amministrativi e finanziari il vicepresidente della fondazione Altieri non mostra rassegnazione: “Se Michele Emiliano chiede il commissariamento certifica la propria incapacità e la propria sconfitta. A Bari non vogliamo perdere. In consiglio di amministrazione ci sono almeno cinque consiglieri pronti ad assumersi responsabilità. Il modello di gestione è quello indicato da Carlo Fontana: flessibilità, che non significa non avere a cuore il destino dei lavoratori e delle loro famiglie. È un problema che abbiamo presente e che affronteremo con serietà: non è più tempo di sogni, illusioni e promesse elettorali, ma di dare certezze”.

Ormai quando si discute del Petruzzelli non lo si fa per commentare un’opera teatrale e un concerto, ma l’aspetto culturale è perennemente messo in secondo piano da altri intrecci che non si riescono mai a sciogliere e progredire intellettualmente e professionalmente anche nell’ambito artistico.

Con la gestione precaria del Petruzzelli, simbolo della città i dubbi per la nomina di Bari, per volere del sindaco, come capitale della Cultura nel 2019 sono leciti. Addirittura manca un assessore alla Cultura, sintomo della mancanza di alcune basi fondamentali per creare un dibattito pubblico e mettere la cultura al centro delle attività cittadine. Il 2019 sembra una data lontana, ma per tutto quello ci sarebbe da fare nel capoluogo pugliese per sintonizzarsi a buoni livelli culturali con altre città italiane, occorre un serio programma e una forte collaborazione degli enti e delle associazioni insieme ad un ipotetico e futuro assessore (già una nomina comunale sarebbe un primo passo).

Sarebbe un bel sogno avere Bari capitale culturale 2019. Ma la situazione odierna, escludendo le difficoltà “petruzzellesche”, mostra una scarsa programmazione di iniziative utili a coinvolgere la cittadinanza, un elevato numero di multisala e librerie che esaltano quasi esclusivamente l’aspetto commerciale della cultura a discapito della valorizzazione delle biblioteche, dei cinema di qualità, dei musei, dei teatri che se messi bene in rete davvero potrebbero garantire un salto di qualità rappresentando ognuno con la propria espressione artistica e letteraria la vera carta d’identità di Bari per farla diventare capitale. E non si può neanche pensare di candidarsi a capitale della cultura non considerando l’Ateneo pugliese che mobilita 80mila persone. E solo a Bari i ragazzi che si immettono in un percorso di studi umanistico (tra Lettere, Filosofia, Beni culturali, Lingue e corsi specialistici vari) sono quasi 10mila!

E proprio nei giorni scorsi il rettore Corrado Petrocelli ha invocato l’importanza dell’Ateneo nel progetto cittadino del 2019. Ateneo che sembra essere escluso dalla rete culturale della città pur avendo tutte le capacità e la professionalità per costruire nuove prospettive. Ma le amministrazioni comunali sembra non reputino l’università un interlocutore primario.

La sfida per Bari capitale della Cultura 2019, se dovesse essere vinta, potrebbe davvero cambiare il volto del capoluogo e dei baresi, ma le difficoltà legate alla non-collaborazione e alle strutture esistenti eppure inadeguate, le discussioni campanilistiche all’interno della regione rappresentano degli ostacoli. A tal proposito Petrocelli dice: “”Come al solito siamo partiti dalle polemiche, che sanno forse anche un po’ di campanilistico, mentre bisognerebbe inseguire un modello analogo a quello praticato in Romagna (che candida Ravenna). È necessario allora che intervenga in questa partita sì la Regione come istituzione, ma le “Puglie” stesse in una dimensione plurale di unità.” E poi: “Di solito si costruisce il successo di una candidatura puntando in maniera decisa sulla valorizzazione del proprio patrimonio identitario, oppure puntando su un progetto innovativo che, nella sua originalità, sappia attribuire in prospettiva una connotazione particolare alla città. E qui credo che, nel caso di Bari, sia necessaria un’integrazione fra le due ipotesi”.

Bari è chiamata a cambiare e riportare a valorizzare i propri patrimoni non solo per prestigio, ma anche per il bene dei suoi cittadini, spesso, come tutti i meridionali, chiamati a ridimensionare i propri progetti a causa di una “cultura tagliata”.

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