Corea del Nord: bambini disabili usati come cavie

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Corea del Nord: bambini disabili usati come cavie

Pyongyang, bambini disabili usati come cavie per testare armi chimiche e biologiche

Lo riferisce un ex ufficiale dell’esercito Nord-coreano rifugiatosi in Corea del Sud. “Per il governo è il miglior contributo che i portatori di handicap possono dare alla società”. L’ufficiale ribadisce allarmato:”La comunità internazionale pensa al programma nucleare, ma il pericolo delle armi chimiche è molto più concreto”.

SEOUL – “Pyongyang sperimenta armi chimiche e biologiche su esseri umani con una speciale “predilezione” per i bambini con disabilità fisica e mentale”. Lo riferisce il sito Al Jazeera l’altro giorno, in un’intervista a un ex comandante dell’esercito Nord-coreano fuggito in Corea del Sud. La notizia non è nuova ma è trapelata soltanto ora. L’alto militare aggiunge: “Il regime comunista ha accumulato più di 5mila tonnellate di armi biochimiche tra cui gas nervino, iprite, antrace e colera“. Im Chun-Yong è un ex capitano dell’esercito Nord-coreano fuggito nel 1999 con un manipolo di uomini da quello Stato, il primo al mondo, nella violarazione dei diritti umani.

Durante la sua fuga è riuscito a evitare la cattura ingaggiando uno scontro a fuoco con decine di soldati di un’unità speciale che lo inseguivano. “Ho ucciso tre uomini” racconta ad Al Jazeera l’ufficiale, che oggi vive in Corea del Sud e ha deciso di mettere al servizio dell’intelligence le sue informazioni sul potenziale bellico Nord-coreano.
Se alla nascita il neonato mostra handicap fisici o mentali – racconta Im Chun-yong – il governo pensa che il miglior contributo che può dare alla società è quello di fare da cavia per le armi chimiche o biologiche”. Spiega di aver conservato il segreto per anni perché “troppo terribile da raccontare”. L’ex capitano riferisce che agli inizi degli anni ’90 ha visto un suo superiore lottare con altri gerarchi dell’esercito, che volevano portargli via la figlia disabile mentale di 12 anni. Inizialmente l’ufficiale ha resistito, poi ha ceduto alle pressioni. “Ho visto la bambina – racconta Im – che veniva portata via.

Non l’ho più rivista”. Uno degli uomini fedeli a Im ha assistito in prima persona agli esperimenti sugli esseri umani, in un complesso militare sulla costa occidentale Nord-coreana. Secondo il militare, diverse persone venivano spinte a forza in una camera di vetro. “La stanza veniva riempita con gas velenoso – continua l’ex ufficiale nord-coreano – e il soldato osservava i dottori che calcolavano il tempo che occorreva perché le persone morissero”.

In passato diversi disertori hanno denunciato l’uso di detenuti politici per questo tipo di esperimenti. Alcuni prigionieri venivano prelevati dal carcere e condotti in “fabbriche”, che in realtà sono siti per sperimentare le armi chimiche e batteriologiche. Una di queste, secondo un funzionario Onu in pensione, esperto di questioni Nord-coreane, si trova a pochi chilometri da Pyongyang. “I test sugli esseri umani – afferma Kim Sang-hun – sono una pratica diffusa nel Paese”. Dalle parole di Im emerge, per la prima volta, che i test vengono condotti anche su bambini disabili.

L’ex ufficiale conferma di aver ricevuto un addestramento specifico per l’utilizzo di armi chimiche contro il “nemico”. La comunità internazionale è preoccupata del programma nucleare di Pyongyang, conclude l’ex capitano, ma “la minaccia delle armi batteriologice e chimiche è molto più concreta e reale”.
(F.B)

3 Commenti su Corea del Nord: bambini disabili usati come cavie

  1. Grazie per il suo articolo lo leggo molto volentieri .Non ci sono parole per la cattiveria umana..personalmente gia' conoscevo queste vicende non precisamente della corea del nord ma di altri paesi che hanno effettuato sperimentazione farmacologica su bambini abbandonati , poveri e malati mentali ….un esempio i bambini della Bosnia nel periodo della guerra , in Africa …non parliamo dello sfruttamento minorile in Cina e di tutto quello che non conosciamo….alcune volte mi vergogno di far parte di questa specie….questa è una di quelle volte…

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